|
La cosa da capire
bene è: a che cosa serve il direttore d'orchestra? E non
se ne può proprio fare a meno?
La questione è delicata. Un direttore serve a dare e a
tenere il tempo, facendo in modo che tutta l'orchestra suoni
in modo sincrono, cioè che quando si arriva a quel certo
punto di quella certa battuta tutti i violoncelli suonino quella
certa nota, e non quella prima né quella dopo, e così
facciano i flauti, i corni e tutti gli altri.
Fosse finita qui, però, il direttore l'avrebbero sostituito
da tempo con un buon orologio. Ma, ti dicono, un direttore può
rallentare e accelerare, seguendo ciò che la partitura
gli suggerisce. E poi, insistono, c'è la questione delle
orecchie. E la storia dell'interpretazione.
Vai a scoprire, insomma, che quello di gestire il tempo musicale
è un po' l'ultimo dei problemi di un buon direttore. Quando
toccherà a voi salire sul podio, allora, cominciate ad
usare le orecchie, prima delle braccia, e ascoltate i musicisti
che avrete davanti. Sarà vostro compito, durante le prove
e poi in concerto, vigilare affinché l'intonazione di
ogni strumento sia precisa e controllare che i rapporti dinamici
siano corretti, cioè che le trombe la smettano di suonare
così forte coprendo i violini e che d'altra parte l'arpa
ci metta un po' più di grinta se vuole fare in modo che
il suo assolo si possa sentire. Ci saranno strumenti, come gli
archi, che non avranno difficoltà ad amalgamarsi tra loro,
ed altri, come gli ottoni, che per loro natura (storie di metalli,
bocchini e pistoni) faticheranno di più ad ottenere intonazioni
precise e dovrete lavorarveli con prove separate.
Non spaventatevi, però, perché provare "a
sezioni" è una cosa normale e concentrarvi soltanto
sugli archi o sui legni o sulle percussioni fa parte dei vostri
compiti e permette ai vostri musicisti di curare ogni passaggio
della partitura con l'attenzione necessaria.
Quando sarete riusciti a far quadrare questo genere di conti
- il che, a seconda delle orchestre e delle vostre abilità,
richiederà un paio di giorni o diverse settimane - potrete
finalmente dedicarvi all'interpretazione, cioè a definire
quei dettagli che, tutti insieme, fanno sì che una sinfonia
di Mozart diretta da Muti non assomigli per nulla alla stessa
sinfonia diretta da Abbado (come per altro capita ad una stessa
canzone se a cantarla, anziché Celentano, chiamate Paolo
Conte). A quel punto far suonare un po' più forte la frase
iniziale affidata ai violoncelli, chiedere ai contrabbassi un
suono più morbido, rallentare leggermente quando arriva
quel gioco di scambi tra il flauto e il clarinetto o ricordare
ai professori d'orchestra (gli orchestrali si chiamano così)
gli slanci sentimentali del Romanticismo per ottenere più
passione nel secondo movimento saranno le carte che dovrete giocare,
quelle che potranno fare di voi un mediocre o un grandissimo
direttore. Dirvi esattamente come comportarvi non è possibile,
davvero: sappiate almeno, però, che secoli di storia hanno
imposto tradizioni esecutive che è bene conoscere ma che
ogni epoca si è inventata "quel certo modo"
nuovo e inaudito di suonare la cara vecchia Nona di Beethoven
così da non stufare mai gli ascoltatori. |
Quel che avrete sotto gli occhi
dirigendo un'orchestra sarà la partitura,
un librone sul quale, al posto delle righe di testo, ci saranno
molti pentagrammi, uno per ogni strumento, con sopra le note
(e le pause) che ciascun musicista dovrà suonare. Leggendo
ogni pentagramma in orizzontale troverete le melodie dei flauti,
quelle degli oboi, quelle dei clarinetti e così via. Guardando
invece la partitura in verticale troverete, tutta insieme, la
musica che verrà suonata in ogni momento. Se buttate l'occhio
alla figura 00 vedrete ad esempio che nelle prime due battute
della Terza Sinfonia di Beethoven suona tutta l'orchestra, mentre
nella terza e nella quarta suonano soltanto alcuni dei violini,
le viole e i violoncelli e gli altri strumenti tacciono (quella
piccola righetta orizzontale è appunto una pausa che indica
il silenzio). Prima di incominciare a dirigere dovrete aver studiato
molto bene la partitura, per sapere che cosa suonerà ogni
professore d'orchestra (lettura orizzontale) e quanti e quali
strumenti suoneranno contemporaneamente (lettura verticale).
|
I professori d'orchestra non hanno
davanti al naso l'intera partitura, perché se no dovrebbero
girare troppe volte le pagine (ci vuole molto spazio per contenere
tutti i pentagrammi). Quello che loro leggono è invece
la parte, sulla quale è scritta soltanto
la musica che ciascuno è chiamato a suonare. Così,
per dire, un violinista non sa quali note suonerà l'arpista,
però, ad esempio nell'Allegro con brio della Terza di
Beethoven (la prima pagina è nella figura 00), deve smettere
di suonare e voltare il foglio solo una volta, mentre il direttore
deve far scorrere trentadue pagine. Comunque, perché non
capiti che tutti i violinisti (o i violisti
) dell'orchestra
smettano contemporaneamente di suonare per voltare pagina, si
è deciso di usare una parte ogni due professori, così
che mentre uno gira l'altro può continuare tranquillamente
a tirar fuori suoni. |
|