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Il calendario delle iniziative (da torinocultura.it)
La Biblioteca pubblica comunale della Città di
Torino (l’attuale Biblioteca civica centrale) fu inaugurata il
22 febbraio 1869, nei locali un tempo occupati dagli uffici dell’Insinuazione,
siti al primo piano di Palazzo civico. La sua istituzione fu opera
dell’attività instancabile e risoluta di Giuseppe Pomba,
editore dal 1815 al 1850 e consigliere comunale dal 1848 al 1876, anno
della sua morte. In un avviso a stampa datato 28 maggio 1855, indirizzato
al sindaco Giovanni Notta e ai colleghi consiglieri, Pomba evidenziò la
necessità che la Città si dotasse di una propria biblioteca, “aperta
in quelle ore in cui l’artista ed il manifatturiere possono più facilmente
frequentarla”, dotata di tutte “le opere moderne d’uso
generale”, possibilmente in più esemplari, la quale sarebbe
divenuta un utilissimo complemento alle scuole serali tecnico-professionali
e un’occasione di arricchimento per tutte le classi di cittadini.
Pomba, che non ignorava le difficoltà connesse al reperimento
dei fondi necessari alla costituzione della raccolta libraria e all’allestimento
di una sede confacente, propose inoltre l’apertura di una sottoscrizione
volontaria tra i cittadini, “per oblazioni in libri o in danaro”.
La situazione socio-economica in cui si trovava a operare l’amministrazione
cittadina presentava infatti più ombre che luci: i costi delle
guerre di Indipendenza, le spese necessarie all’ampliamento e
all’abbellimento della città (che si preparava a diventare
la capitale di un’Italia unita, almeno fino all’annessione
di Roma) e la costante minaccia di calamità quali carestie ed
epidemie di colera, avevano avuto funeste ripercussioni sulle finanze
comunali. Furono comunque nominate tre differenti Commissioni (nel
1855, nel 1863 e nel 1865), con il compito di vagliare l’opportunità della
creazione di una biblioteca, le finalità e l’organizzazione
complessiva della medesima. Dopo ripetuti rinvii e alcune sospensioni,
il Consiglio comunale nella seduta del 7 gennaio 1866 deliberò finalmente
l’istituzione della Biblioteca. Furono ancora necessari tre anni
di lavori: infine la sala di lettura fu aperta all’uso pubblico
e Pomba, nominato bibliotecario onorario, ebbe l’onore di pronunciare
il discorso inaugurale.
La Biblioteca civica rappresentò la prima realizzazione, sul
territorio italiano, di quella proposta di biblioteca pubblica affermatasi
a partire dalla metà del XIX secolo in Gran Bretagna: caratteri
fondanti erano la completa accessibilità garantita a tutti i
cittadini, l’istituzione e il funzionamento a totale carico della
finanza pubblica locale, la creazione di “un archivio di memorie
relative alla città”.
La dotazione libraria dovette rispondere fin dalle origini a precise
esigenze, legate alla formazione delle classi borghesi e operaie. L’attenzione
per la contemporaneità poneva in secondo piano l’interesse
per i volumi prodotti nei primi secoli della stampa, sebbene tra i
testi posseduti al momento dell’apertura non mancassero edizioni
di un qualche pregio ‘antiquario’. Dopo il 1869 cominciarono
a pervenire cospicue donazioni: famiglie nobili ed esponenti dell’alta
borghesia vollero onorare la propria città con l’omaggio
delle loro librerie private. Nel volgere di un ventennio, grazie agli
acquisti e ai lasciti, la Biblioteca vide il proprio patrimonio documentario
quadruplicato (da 20.000 volumi circa a poco meno di 81.000), e arricchito
anche da volumi di particolare pregio.
L’accrescimento delle raccolte e l’aumento dei frequentatori
pose l’urgente necessità di provvedere a una nuova sede,
ma considerazioni di carattere finanziario fecero piuttosto propendere
per l’ampliamento dei locali all’interno di Palazzo civico.
Solamente nel 1929 la Biblioteca potè essere trasferita in una
sede più spaziosa, nei locali un tempo occupati dagli Archivi
di Guerra e Marina, in via della Cittadella angolo corso Palestro.
La notte tra il 7 e l’8 agosto 1943 l’edificio fu distrutto
dalle bombe degli aerei anglo-americani; i libri superstiti – la
maggior parte, in quanto il magazzino librario non fu colpito da spezzoni
incendiari – vennero ricoverati in casse nelle cantine dell’edificio
ormai divenuto inagibile. Nel marzo 1948 essi furono nuovamente messi
a disposizione del pubblico nel salone del Parlamento italiano, nell’ala
ottocentesca di Palazzo Carignano. Questa sistemazione, del tutto inidonea,
si protrasse fino al 3 novembre 1960, quando fu inaugurata, alla presenza
del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, la nuova sede della
Biblioteca civica centrale. Sorto sulla stessa area del precedente,
questo edificio fu il primo, in Italia, a essere progettato e realizzato
appositamente per una biblioteca del tipo e delle dimensioni della
Civica torinese. La facciata prospiciente via della Cittadella fu decorata
con un’opera dello scultore Franco Garelli (1909-1973), raffigurante,
nei bassorilievi, le lettere dell’alfabeto.
I tre piani aperti al pubblico e i dodici piani della torre libraria,
destinati alla conservazione del materiale documentario, oggi non sono
più in grado di garantire ai propri utenti quei servizi e quelle
opportunità che caratterizzano le moderne biblioteche pubbliche
del mondo occidentale. La nuova sede della Biblioteca civica centrale
offrirà alla città non solo un centro culturale e informativo,
predisposto per il miglior uso delle nuove tecnologie, ma anche un
luogo di incontro di persone e di idee.
La Biblioteca civica centrale annovera oggi più di 500.000 documenti,
tra volumi e opuscoli, oltre 30.000 lettere autografe, oltre 2000 manoscritti
(tra cui quelli di Amedeo Avogadro e Vincenzo Gioberti), 67 incunaboli
e 1600 cinquecentine; una sezione raccoglie numerose edizioni curate
da Giovanni Battista Bodoni.
Il patrimonio messo a disposizione dei suoi frequentatori è continuamente
arricchito di documenti, su diversi supporti, che attestano la più importante
produzione editoriale italiana e straniera (soprattutto in lingua inglese
e francese). Le sale di consultazione, in particolare, raccolgono circa
9.500 repertori. Degne di menzione sono anche le raccolte di storia
locale, arti figurative, teatro e arti visive. La collezione di periodici,
che conserva pubblicazioni apparse dal XVIII secolo ai giorni nostri,
annovera 2.828 testate.
Presso la Biblioteca civica centrale è in funzione da più di
dieci anni un Servizio per non vedenti, a cui ci si può rivolgere
per ottenere la registrazione ed il prestito di opere su audiocassette.
Sono attualmente disponibili più di 7000 opere registrate.
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