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Edizioni antiche: incunaboli, cinquecentine e testi a stampa fino al 1830


Incunaboli

Capolettera miniato La Biblioteca civica centrale conserva 67 incunaboli, stampati tra il 1468 e il 1500. Di essi, 39 sono stati impressi a Venezia, 6 a Milano, 4 a Strasburgo, 3 a Bologna e altrettanti a Brescia, 2 rispettivamente a Firenze, Norimberga, Roma e Torino, 1 a Chivasso, Lione, Mantova e Treviso. Sono rappresentati i più disparati argomenti: testi sacri, teologici ed esegetici, opere delle letterature greca, latina e italiana, trattati di astronomia e medicina.

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Cinquecentine

Particolare della Carta delle Indie orientali Sono conservati oltre 1600 volumi risalenti al XVI secolo, perlopiù impressi in Italia ma provenienti anche dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera e, in misura inferiore, da altri Paesi europei. Questi volumi sono entrati a far parte del patrimonio documentario delle Biblioteche civiche torinesi in tempi differenti: alcuni provengono dalla dotazione libraria originaria (per la maggioranza in seguito alla soppressione degli ordini religiosi), altri da doni di famiglie torinesi (quali gli Alfieri di Sostegno e i Ricardi di Netro), altri infine dalle acquisizioni sul mercato antiquario compiute nel corso della storia della Biblioteca. È in corso la loro catalogazione nel Servizio Bibliotecario Nazionale. Inoltre la Biblioteca civica centrale partecipa (con il codice TO0240) al Censimento delle edizioni italiane del XVI secolo EDIT16, che ha lo scopo di documentare la produzione italiana a stampa del XVI secolo e di effettuare una ricognizione del patrimonio posseduto a livello nazionale

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Raccolta bodoniana

Frontespizio del Padre Nostro Di famiglia tradizionalmente dedita all'arte della stampa, Giambattista Bodoni (Saluzzo, 1740 - Parma, 1813) ne apprese i segreti presso l'officina paterna a Saluzzo, perfezionandosi dapprima a Torino, quindi a Roma. Presso la stamperia pontificia si affinò nell'arte di incidere i punzoni e di fondere i caratteri. Nel 1768 si trasferì a Parma su invito del duca Ferdinando di Borbone per dirigervi la stamperia palatina, nel 1791 ottenne il permesso di aprire, sempre in Parma, una sua stamperia privata. La sua opera fu apprezzata dai contemporanei e dalla critica moderna è considerato il più genuino interprete dello stile grafico dell'epoca neoclassica, insieme sobrio e armonioso. La sua produzione tipografica fu di gusto "aristocratico": Je ne veux que de magnifique et je ne travaille pour le volgaire des lecteurs. L'invenzione dei caratteri che portano il suo nome (che influenzarono tutta l'arte dell'incisione successiva) gli procurò vastissima fama. Il suo testamento artistico è compendiato dai due manuali tipografici editi nel 1788 il primo e nel 1818 (postumo) il secondo.
La collezione in possesso della Biblioteca civica centrale, acquistata dal Municipio di Torino nel 1859 presso il signor Federico Pezzi (titolare di una libreria in via Po) al prezzo di 10.000 lire, fu provvisoriamente collocata nel Museo civico in attesa della costituzione di una biblioteca cittadina. Il trasferimento avvenne nel 1876 dopo la creazione, nel 1869, di una Biblioteca civica presso il Palazzo municipale. La raccolta comprende quasi tutte le opere indicate da De Lama nella sua importante opera Vita del cav. G. B. Bodoni e catalogo cronologico delle sue edizioni (Parma, Stamperia Ducale, 1816) e ammonta a 806 entità bibliografiche (volumi, opuscoli, fogli volanti).

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