Città di Torino
Iter - Istituzione torinese per un'educazione responsabile

Crescere in Città 2007-08

ITER

Cartina dei ServiziITER - UNO STRUMENTO AGILE PER UN NUOVO CONTESTO FORMATIVO

Il Comune, come istituzione che meglio rispecchia la complessità del territorio, deve avere la capacità di tracciare una linea guida, un metaprogetto a cui tutti i soggetti che operano nel campo della formazione si riconoscono e in cui ognuno deve dare il massimo nel proprio ambito di intervento.

Questo obiettivo vede l'ente locale non più confinato alla fornitura di servizi di supporto, ma soggetto in grado di costruire risorse e offerte di opportunità, ponendosi anche come interlocutore per la progettazione integrata.

La strada che si è percorsa in questi anni ha visto la città diventare sempre più un sistema locale, che mette al primo posto l'attenzione per la dimensione di crescita e di formazione dei cittadini, in particolare dei più piccoli, favorendo l'interazione di una pluralità di soggetti, ciascuno dei quali ha una valenza e una responsabilità educativa: scuole, istituzioni, associazioni, gruppi operanti nel contesto urbano.

Proprio in considerazione del nuovo panorama formativo che si è andato a configurare, si è deciso di costituire l'Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile, un nuovo organismo comunale che comprende tutta quella parte del sistema educativo rappresentata dai laboratori organizzati in Centri di Cultura per l'Infanzia e l'Adolescenza, luoghi dove è possibile viaggiare nei diversi mondi dell'uomo, scoprendo spazi per giocare e fare, opportunità per vivere Torino e la sua storia.

La scelta di costituire una istituzione comunale che comprenda i Centri di Cultura per l'Infanzia e l'Adolescenza e tutti quei servizi che sono legati ad una tempistica e ad una programmazione che si svolga esternamente all'ambito della scuola, risponde alla necessità, da una parte, di avere un organismo in grado di coinvolgere tutti coloro che a vario titolo si occupano di educazione e che condividono l'importanza di investire sui saperi e sulle conoscenze, dall'altra di arricchire il tempo trascorso a scuola, o libero da impegni di studi, con proposte in grado di stimolare l'interesse e l'attenzione dei bambini e dei loro genitori.

Con questa scelta Torino riafferma la sua vocazione sociale e di servizio e ribadisce il valore delle politiche educative quali strumenti per favorire un migliore livello della qualità della vita e per rispondere ai nuovi bisogni sociali.

Luigi Saragnese
Presidente di ITER

LA STORIA

La storia dell'Istituzione si riallaccia all'esperienza dei Laboratori Territoriali nati a metà degli anni Settanta. Alcuni elementi sono sempre presenti in questo cammino iniziato, all'epoca, con una scelta che aveva il sapore della scommessa: vedere la città come una possibilità continua, per i bambini, di fare esperienze.

Proprio da questo presupposto emerse il primo fattore comune in quegli anni: considerare la scuola strettamente collegata alla società. Non si trattava di creare una scuola diversa ma di operare insieme alla scuola e alla comunità in cui essa era inserita, per favorire lo sviluppo cognitivo e relazionale dei cittadini più piccoli.

Verso la fine degli anni Ottanta venne pubblicato uno strumento di lavoro e di orientamento pedagogico che richiamava i principi ispiratori dell'azione educativa messa in atto (sperimentazione, valutazione, rielaborazione). Parliamo del Manifesto Ambiente Educazione Sviluppo che, precorrendo i tempi, permise da una parte di coinvolgere la scuola dell'infanzia nelle esperienze di esplorazione e di soggiorno e dall'altra aprì una seria discussione sul rapporto uomo-ambiente con contributi creativi e utili in grado di stimolare il confronto in contesti differenti.

All'interno di questo contesto si riconosce il secondo elemento che caratterizzerà il lavoro svolto dai servizi: l'attenzione verso il tempo libero dei bambini e dei ragazzi.

Sempre in questo periodo si riscontrò il terzo fattore comune nell'agire verso un sistema formativo in grado di rispondere alle esigenze di generazioni di bambini e ragazzi: il coinvolgimento di soggetti diversi , la capacità cioè di lavorare per progetti che non necessariamente prevedano la costruzione di nuovi servizi, ma siano in grado di mettere in relazione ciò che tutti, a vario titolo, fanno quotidianamente nei confronti della scuola e del tempo libero. Così facendo l'Ente Locale ricopriva quel compito di catalizzatore di risorse della comunità - non solo soggetto regolatore delle stesse - con un coinvolgimento della comunità locale: dalle istituzioni, alle associazioni, al volontariato, alle scuole e alle famiglie. Con questo ruolo si evitava di perseguire la politica di accumulazione di servizi gestiti in proprio e, nel contempo, si rispondeva tempestivamente a bisogni diversificati e velocemente modificabili.

Siamo ormai dopo la metà degli anni Novanta e si sente il bisogno di un progetto che consideri la città non più come ente programmatore-coordinatore di attività, ma come soggetto in grado di avere un progetto forte su cui chiedere il consenso dei diversi attori che lavorano nel campo della formazione.

Torino, città educativa è lo sfondo in cui si integrano le esperienze che in tutti questi anni sono state portate avanti da coloro che vedono la scuola non unico interlocutore nella costruzione della cultura dell'individuo ma come agenzia che partecipa a un processo di educazione permanente in cui la famiglia e le risorse di cui dispone la comunità costituiscono lo zoccolo su cui innestare le successive esperienze.

Arriviamo agli inizi del Duemila con la trasformazione dei Laboratori Territoriali in veri e propri Centri di Cultura, una svolta significativa nel processo evolutivo del servizio.

I Centri assumono un ruolo consapevole e chiaro nel percorso di costruzione di una città educativa, ponendosi come punto di riferimento, nei loro ambiti di intervento, per le famiglie oltre che per il mondo della scuola. Per le famiglie essi possono essere spazi di conoscenza, luoghi aperti a genitori e figli per stare e fare insieme, occasioni per un'occupazione utile ed interessante del tempo libero, risposta alle nuove esigenze emergenti dall'evoluzione dei rapporti e dei ruoli familiari.

Con le singole Istituzioni Scolastiche, i Centri sono in grado di attuare collaborazioni e sperimentazioni che consentono serie e produttive pratiche di coprogettazione, in grado di rispondere alle problematiche della nuova realtà della scuola, alla domanda di strumenti e opportunità per la didattica che gli insegnanti manifestano.

Da questo lungo cammino nasce l'Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile (ITER) che riafferma l'impegno della Città di Torino nei confronti della scuola e delle famiglie con una serie di servizi in cui lavorano persone con una professionalità costruita negli anni attraverso il confronto continuo con tutti coloro che a vario titolo si occupano di educazione.

LA VISIONE DEL MONDO DI ITER: EDUCARE ALLA RESPONSABILITÀ

L'individuazione dell'Istituzione consente di dare un ulteriore contributo al dibattito sul ruolo dell'Ente Locale nel campo della formazione.

Infatti non possiamo non considerare la difficoltà odierna di una proposizione del sistema formativo integrato rispetto al contesto attuale.

La risposta che la società ha dato negli anni Ottanta oggi è in crisi, non solo per carenze di disponibilità economiche, ma anche per l'impossibilità di rendere partecipi a questo sistema agenzie che fortemente influenzano la formazione dei bambini e giovani, pensiamo ad Internet o alle discoteche.

Nel contempo il nuovo ruolo degli Enti Locali non può ridursi ad una semplice ridistribuzione di risorse sul territorio, a programmazioni a pioggia sulle scuole, a gestione indiretta di servizi, a supplenza dell'istituzione scuola. è evidente che le politiche per l'educazione, l'istruzione e la formazione escono dai confini del welfare ed occupano un ruolo prioritario nel terreno delle azioni strategiche di sviluppo della città.

Una città che è vista come luogo di eccellenza per la costruzione e il consumo di conoscenza, in grado di sviluppare processi di coinvolgimento diretto di tutta la comunità affinché la crescita di tecnologie, le trasformazioni economiche, sociali e culturali siano fattori in grado di migliorare la vita di tutti i cittadini.

Le politiche educative e formative rappresentano un elemento determinante di orientamento della qualità sociale e del cambiamento, quindi si collocano al centro di investimenti strategici che richiedono un progetto ben definito.

Si rende necessario costruire un progetto condiviso in grado di garantire la promozione dell'autonomia del bambino cittadino attraverso un percorso di crescita responsabile che spazi tra il tempo scuola e il tempo libero .

L'educazione alla responsabilità diventa una preminenza nel momento in cui viviamo, in un periodo storico di transizione che vede una ristrutturazione dei valori; segnali di questa crisi sono già presenti in atteggiamenti quali la frammentazione della cultura, l'indifferenza, la competizione, il non rispetto della vita propria e altrui, l'adeterminismo dell'età.

Questa finalità, a ben vedere, ha una sua valenza politica che è riscontrabile nel concetto di formazione alla cittadinanza , visto come costruzione di un soggetto in grado di partecipare attivamente alla vita della comunità. Perché ciò avvenga occorre un percorso formativo, già a partire dai primi ordini scolastici, che consenta ai bambini di spaziare nelle cinque grandi aree concettuali che contraddistinguono la nostra realtà: ambiente fisico, ambiente sociale, comunicazione, espressione artistica e gioco per costruire quel processo relazionale che porta alla capacità di autorealizzazione dell'individuo rispetto ad ogni dimensione della persona.

Acquisire strumenti relativi all'assunzione di responsabilità nella vita sociale e civile diventa un'attenzione educativa necessaria, già da sola in grado di confermare la necessità che l'Ente Locale sia impegnato in questo difficile cammino.

IL METODO: TEMPI E SPAZI PER LE ESPERIENZE

L'urgenza che fuori dalla scuola esista un ambiente di apprendimento altro, che dialoghi con la scuola, entrando in relazione e progettando nel rispetto delle singole autonomie, è confermata anche dai recenti studi sull'apprendimento visto come capacità di superare e rivoluzionare le strutture mentali acquisite.

La vita è fatta di continui apprendimenti che rinnovano le nostre esperienze sulla base di una società non più statica ma in continua trasformazione. Sappiamo che non bastano più le conoscenze apprese a scuola, dobbiamo essere in grado di guardare all'apprendimento in modo dinamico, padroneggiare le informazioni per arrivare alle competenze, nella convinzione che non esiste un unico stile di pensiero, un unico modo di ragionare, ma diversi modi di imparare, diversi punti di vista.

L'azione educativa svolta, ad esempio, nei Centri di Cultura consente di fornire interventi di ricerca e attività espressive-creative che si collegano al lavoro fatto a scuola senza ripetizioni e obbligatorie continuità.

Attraverso il pensiero divergente si collegano le esperienze in una mappa mentale che aiuta a migliorare i comportamenti e quindi favorisce l'apprendimento. Si costruisce un pensiero che non è uguale agli altri, ma è attento ai propri talenti , in una parola dà sicurezza e consente di controllare le emozioni.

Per raggiungere questi obiettivi occorre considerare alcuni fattori collegati con gli stili di pensiero, primo fra tutti l'attenzione . Oggi un bambino di scuola elementare incomincia a distrarsi dopo 15 minuti, l'attenzione sale fino a 30-45 minuti nella scuola superiore. Un intervento che voglia favorire l'apprendimento deve considerare questi tempi e pertanto strutturare esperienze intense e di senso compiuto, possibilmente con un durata che non sia di ossessiva ripetitività.

L'apprendimento è collegato alla motivazione, è quindi necessario che l'ambiente in cui si struttura l'esperienza sia diverso da quello dell'aula scolastica e sia in grado di stupire, di interessare, di accogliere il bambino e portarlo a familiarizzare con esso.

La metodologia di intervento privilegia la relazione, sia con adulti sia con coetanei, con un'attenzione particolare all'esplorazione di tutto ciò che ci circonda, alla capacità di porsi e farsi domande, di incuriosirsi e fare ricerca. L'idea metodologica del laboratorio prevede il lavoro di gruppo, l'esplorazione, il gioco e si richiama all'eterogenea corrente di pensiero che nell'attivismo si riconosce e che vede nella continuità reale e praticata fra attività all'interno dell'aula scolastica e esperienza in atelier il contesto formativo adeguato per rispondere agli interessi concreti dell'infanzia.

A questa funzione i Centri di Cultura affiancano un servizio ricreativo per il tempo libero che li connota come luoghi in cui i bambini si incontrano per giocare e stare insieme, senza dover compiere un percorso che prevede un determinato rendimento o necessariamente un prodotto finale.

Significa usare il luogo per esercitare il diritto/bisogno dei bambini al gioco, esperienza ormai a rischio di estinzione per le note limitazioni di spazi, omologazioni a esigenze di mercato e sviluppo di competitività che richiama la nostra società.

INFO

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telefoni: 011.4429182 - 4429105 - 4429133

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