Il recente dibattito sull’opportunità di alcune forze politiche di pretendere che nella propria regione sia data la possibilità di insegnamento ai soli nativi delle stessa regione mi lascia perplesso e di stucco. Un tempo i nostri vecchi usavano ricordare ai giovani il detto “moglie e buoi dei paesi tuoi” che voleva solamente insinuare il dubbio che tentativi di matrimonio tra persone con radici e tradizioni tra loro distanti potesse generare nel tempo troppe contrapposizioni e difficoltà.
Ma allora le visioni della società permettevano questo dubbio, cosa che oggi non è più possibile pensare in contesto cosmopolita e di integrazione permanente tra popoli di origini totalmente differenti. A maggior ragione risulta grave il fatto che a ribadire questo concetto discriminatorio sia stato un ministro della Repubblica italiana che giurando fedeltà alla nazione si dovrebbe accingere con il suo governo a festeggiare nel 2011 i centocinquanta anni dell’unità nazionale.
Che dire poi del fatto che con questa logica nessuno straniero potrebbe insegnare, benché titolato, alcuna disciplina nelle nostre scuole dell’obbligo, nelle secondarie o all’università: ciò varrebbe anche per i nostri concittadini italiani che insegnano nelle più famose università del mondo?
Probabilmente il caldo di questo periodo sta generando i suoi effetti negativi anche su chi dovrebbe di fatto garantire equilibrio e serietà assoluta nelle istituzioni che lo vedono protagonista.
Federalismo o secessione: quale dei due concetti realmente sta a cuore?
Giovanni Maria Ferraris