Si sente spesso parlare delle difficoltà degli indios brasiliani a sopravvivere nel loro ambiente naturale, minacciati da fazendeiros (gli agricoltori latifondisti), garimpeiros (i cercatori di minerali preziosi), e madereiros (i commercianti di legnami) determinati ad impossessarsi delle loro terre, con ogni sorta di violenza fisica e culturale.
Nello stato brasiliano di Roraima vivono più di 40mila indigeni, diciottomila di questi distribuiti in 149 comunità appartenenti ai popoli Makuxi, Wapixana, Ingarikó e Taurepang. Insediati nella Reposa Serra Do Sol, una zona di oltre 16 mila chilometri quadrati, nel nord-est dello stato e vicina alla frontiera con Venezuela e Guyana, i loro diritti sono stati riconosciuti da una legge nazionale brasiliana emanata dal presidente Lula Da Silva nel 2005 e da successive prese di posizione dell'ONU che non sono, tuttavia, servite ad impedire che sulle loro terre continuassero le azioni di guerriglia anti-indigena.
Una presa di posizione a favore degli indios brasiliani è stata presa lunedì sera dal Consiglio comunale che ha approvato all'unanimità un ordine del giorno riguardante i diritti dei popoli indigeni di Roraima e di tutto il Brasile.
Il provvedimento invita il governo italiano a sostenere presso le autorità brasiliane le richieste formulate dal Consiglio Indigeno di Roraima che chiede il pieno riconoscimento del diritto dei popoli indigeni all'esistenza, alla cultura e alla terra. Al nostro governo viene anche richiesto di farsi portavoce di tali istanze presso l'Unione Europea e le Nazioni Unite.
Nella foto: un indio tornato da pesca con la sua preda (foto tratta da www.giemmegi.org sito del Comitato Roraima onlus)