La settimana scorsa è stata presentata la Relazione 2008 sullo stato dell’ambiente in Piemonte: i giornali hanno parlato in proposito di “prognosi riservata per l’ambiente” usando una metafora sanitaria e di “sei politico” immaginando un’ipotetica pagella, insomma pare proprio che non sia il caso di festeggiare. Numerosi sono infatti i punti critici che i cittadini purtroppo conoscono bene, a partire dal rischio idrogeologico, portato drammaticamente al centro dell’attenzione dall’alluvione del maggio scorso fino all’inquinamento atmosferico che è ancora superiore ai limiti fissati dalla UE, passando per varie questioni tuttora irrisolte quali la tenuta futura del sistema di smaltimento dei rifiuti ovvero la bonifica delle aree industriali dismesse, molto numerose in provincia di Torino, zona tuttora ad altissimo tasso di presenza industriale.
E’altresì vero che non mancano elementi che fanno ben sperare: ad esempio a Torino nell’ultimo anno è aumentato del 20 % il numero di coloro che utilizzano i mezzi pubblici; a livello regionale, poi, è aumentata la diffusione della raccolta differenziata cosicché ora siamo al 45% del totale, che è un buon risultato.
Altro dato positivo è costituito dal fatto che il Piemonte è la regione europea che ha impegnato la quota massima dei fondi Ue disponibili per lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili: un primato di cui possiamo davvero vantarci, visto l’estremo bisogno di nuove scoperte e di tecnologie innovative in questo settore per una vera e duratura crescita economica.
Non si deve inoltre dimenticare che anche nei giorni drammatici dell’alluvione il sistema – Piemonte ha saputo attivare dei meccanismi di reazione abbastanza efficaci e sono già stati adottati i decreti che dispongono la pulizia dell’alveo dei fiumi: ciò equivale a dire che si sta pensando non solo ad uscire nel migliore dei modi dall’emergenza, ma anche alla prevenzione e alla ricostruzione, per evitare disastri futuri e affinché l’economia possa ripartire subito.
In base al Rapporto sulla criminalità del Ministero dell'Interno, infine, gli illeciti in materia ambientale commessi in Piemonte nel 2007 registrano un lieve miglioramento rispetto all’anno precedente; e in particolare, gli illeciti legati al ciclo dei rifiuti sono in sostanziale calo: dalle 370 infrazioni accertate nel 2006, alle 249 del 2007.
Va detto che in ogni caso, dal 2002 ad oggi, il Piemonte, è stato oggetto per il traffico di rifiuti in 5 inchieste su base locale e ben 12 inchieste su base nazionale ed emergono significative infiltrazioni e condizionamenti di organizzazioni di stampo mafioso nel settore dell'edilizia, non solo per ciò che concerne le opere private, ma anche nella gestione degli appalti pubblici; sul ciclo del cemento vi sarebbe infatti l’ombra della 'ndrangheta e le aree di criticità maggiore risultano quelle di Val d'Aosta, Val di Susa e Torino.
In sintesi, anche se non si possono fare paragoni con le emergenze di cui è stata recentemente protagonista la Campania, neppure da noi è il caso di abbassare la guardia! Ciò che tengo a precisare, concordemente a quanto sottolineato dalla Presidente Bresso, è che le politiche regionali di tutela ambientale complessivamente funzionano in quanto controlli e interventi si collocano su standard discretamente alti di efficienza.
Non si può invero prescindere dal considerare che la qualità dell’ambiente dipende innanzitutto dall’accettazione e dall’applicazione delle regole che lo tutelano da parte della collettività e dalla continua e severa vigilanza per bloccare e sanzionare le condotte vietate da parte dei soggetti preposti a tutti i livelli di governo: principi che l’Italia dei Valori porta avanti da sempre e che dimostrano ogni giorno la loro attualità.