Si sogna per anni il momento in cui il bimbo, ancora umido e stropicciato dal parto, viene consegnato alla mamma stravolta e felice, sotto lo sguardo commosso del papà. Ma a volte (non poche, 8 o 9 su cento), le cose vanno diversamente. Dopo 30, ma anche soltanto 26 o 27 settimane di gestazione, ecco che qualcosa non funziona nella pancia di mamma: di corsa in sala operatoria, papà confinato fuori, anestesia totale, bisturi...
Ed ecco un bimbo minuscolo, tecnicamente un feto, talvolta ben sotto il chilo di peso (fino a 400 – 450 grammi!). E’ biologicamente impreparato al mondo esterno, con gli organi già sviluppati ma non ancora in grado di funzionare a dovere, bisognoso di cure e attenzioni particolari per poter sopravvivere e completare il proprio sviluppo.
Una vita che comincia in salita, in un’incubatrice, nutriti con un tubicino. Una lotta per vivere, poi per crescere e conquistarsi una vita “normale”: prima di andare a casa, trascorrono settimane, talvolta diversi mesi.
Cosa che per fortuna riesce quasi sempre, grazie ad una stretta interazione tra medici, infermiere e genitori per utilizzare al meglio le possibilità offerte dalla scienza medica. Le tecniche di terapia intensiva neonatale si sono evolute negli ultimi anni e il ruolo di mamma e papà, oltre a quello del personale sanitario, è stato finalmente valutato nella sua giusta dimensione: papà e mamma presenti in reparto, sono parte attiva e importante nella terapia, non un ostacolo alle attività medico-infermieristiche.
Proprio su questi temi, la Commissione Diritti e Pari opportunità ha incontrato il professor Claudio Fabris (file audio), presidente della Società Italiana di Neonatologia, la professoressa Tullia Todros, direttrice dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia ad indirizzo Materno-Fetale del Sant’Anna e la vicepresidente dell’associazione Vivere, Anna Crippa. Insieme, hanno brevemente illustrato le attività delle associazioni locali raccolte da Vivere, (a Torino, Piccoli passi tel. 011.313.48.09), che promuovono la ricerca, l’ottimizzazione dei servizi sanitari per i neonati prematuri e l’appoggio alle loro famiglie.
A questo proposito, la richiesta inoltrata al Comune è stata quella di mettere a disposizione un appartamento per fornire un punto d’appoggio a madri e famiglie provenienti da altre città, con un bambino ricoverato in terapia intensiva neonatale. La presidente della commissione Diritti e Pari opportunità Lucia Centillo e la presidente della commissione Servizi sociali Maria Teresa Silvestrini si sono dichiarate disponibili ad interpellare in questo senso gli assessori competenti.
Nelle foto: Il professor Claudio Fabris, presidente della Società Italiana di Neonatologia, e un neonato prematuro sottoposto a terapia intensiva (sono 20mila i casi all’anno in Italia)