La gravissima vicenda della clinica S. Rita di Milano, superata la naturale indignazione che suscita e al di là delle precise responsabilità dell'ente e dei singoli soggetti coinvolti che ci auguriamo siano perseguiti senza sconti dalla giustizia, offre degli utili spunti di riflessione in tema di politica sanitaria che possono interessare anche i cittadini torinesi.
Nell'ultimo decennio in Lombardia, nella gestione della sanità, si è fortemente incentivato lo sviluppo dell'offerta privata, con la convinzione che il privato fosse garanzia di maggiore efficacia ed efficienza e, pertanto, capace di innescare una concorrenza virtuosa sulla qualità con il settore pubblico; ciò ha portato a far sì che oltre il trenta per cento delle prestazioni a carico del servizio sanitario nazionale siano erogate da strutture private. Evidentemente questa scelta non è scevra da seri rischi, come dimostrato in maniera clamorosa dalle vicende di questi giorni: accanto a centri di eccellenza, che consentono a pazienti di tutta Italia di ricevere cure efficaci e di assoluta avanguardia, vi sono strutture dove è possibile speculare con totale mancanza di scrupoli sulla pelle dei malati anche nella civilissima e progredita 'capitale della Padania'.
In primo luogo è doveroso rammentare che non si può fare di tutta l'erba un fascio, ciò vale per il pubblico come per il privato, per il nord e per il sud, e va tenuto presente pure in ordine alla singola struttura, se è vero che anche alla clinica S. Rita molti operatori lavoravano con coscienza e professionalità e stanno subendo ingiustamente il linciaggio mediatico scatenato dallo scandalo.
Ciò premesso occorre comunque ammettere che la ghiotta torta della sanità fa gola a troppi: la maggior quota dei bilanci regionali è destinata proprio a questo settore, non c'è da stupirsi, quindi, se ad esso si avvicinano molti malintenzionati i quali, purtroppo, riescono a farla franca per lungo tempo a danno dei malati in primis oltre che a spese dell'erario.
Come sempre sostenuto dall'Italia dei Valori, di conseguenza, il primo problema sono i sistemi di vigilanza, la cui efficienza è presupposto indispensabile per il buon funzionamento di qualunque apparato in una democrazia.
Un elemento da monitorare, ad esempio, è il metodo di rimborso delle prestazioni sanitarie introdotto circa quindici anni fa nel SSN e basato sui Drg (diagnosys relate group) invece che sui giorni di ricovero. In base a questo metodo di calcolo l'ospedale viene rimborsato sulla base del valore della prestazione (esame diagnostico, intervento, terapia) per tipo di patologia: purtroppo può accadere che alcuni professionisti nel formulare diagnosi e prescrizioni propendano per ciò che garantisce più lauti rimborsi e non per ciò che è opportuno per il paziente.
E' fondamentale, quindi, nella compilazione e nell'aggiornamento delle tabelle dei Drg, che si tengano in debito conto le linee guida ossia le procedure riconosciute come universalmente valide nella comunità scientifica. Per molti casi, tuttavia, nulla potrà sostituirsi alla valutazione discrezionale dello specialista, ecco perché è altrettanto essenziale che si imponga la diffusione tra i medici di una profonda cultura deontologica ossia di una grande attenzione anche per aspetti non squisitamente tecnici della professione quali il rispetto della dignità del paziente, la promozione della salute complessiva dell'individuo e la formazione continua.
Altro elemento cruciale nella prevenzione di tristi episodi quali quelli riportati dalle recenti cronache è la fase dell'accreditamento, ossia dell'adozione del provvedimento regionale con cui si riconosce ad un soggetto privato la possibilità di erogare prestazioni sanitarie a carico del servizio sanitario nazionale: il Piemonte, ad esempio, adotta criteri estremamente restrittivi nella selezione dei soggetti autorizzati e, in attesa della periodica revisione dei parametri, ha sospeso ogni accreditamento.
Il rigore nella scelta dei parametri per l'accreditamento e nella verifica circa la sussistenza degli stessi, infatti, è un primo passo per evitare di scoprire a posteriori, magari dopo che i danni per i cittadini si sono già prodotti, che una struttura non è adeguata e non opera con la correttezza e competenza necessarie: trattandosi di sanità, sono in gioco la vita e l'incolumità delle persone e la prudenza non è mai troppa!
A sostenere la posizione della Giunta piemontese su questa linea contro un ordine del giorno, presentato dall'opposizione qualche mese fa ma appoggiato da ampi settori della maggioranza, con cui si chiedeva a gran forza la riapertura immediata delle procedure di accreditamento sono stati davvero in pochi in Consiglio regionale: l'Italia dei Valori era tra questi.