Il futuro urbanistico di Torino sarà sempre più verticale? Quali gli impatti ambientali e sociali dei grattacieli? Saranno davvero un’opportunità per la Città?
Queste sono le domande che i consiglieri della Commissione Urbanistica, presieduta da Piera Levi-Montalcini, hanno rivolto mercoledì scorso a Enrico Salza e Pietro Modiano, rispettivamente presidente e direttore generale del gruppo Intesa-Sanpaolo, sul grattacielo che la Banca dovrebbe costruire in corso Vittorio Emanuele angolo corso Inghilterra.
La risposta è stata un invito ad avere fiducia, da un lato perché sembra sia stato accolto l’appello a limitare l’altezza del grattacielo ad un livello di poco inferiore ai 167 metri della Mole Antonelliana, dall’altro perché la fusione delle banche Intesa e Sanpaolo sta dando ottimi risultati.
Salza ha infatti dichiarato di condividere, come l’architetto Renzo Piano, l’opportunità di rispettare il monumento simbolo di Torino, sottolineando nello stesso tempo la necessità di avere una struttura unica per una migliore razionalizzazione delle attività e per maggiori risparmi.
“Le altre sedi le abbiamo già vendute a primarie società internazionali che vogliono investire a Torino, - ha detto - “Manterremo comunque le sedi storiche di piazza S. Carlo e di via Monte di Pietà”.
Il grattacielo ospiterà, per 150 metri di altezza, uffici in grado di contenere 2500 persone “ “ma la struttura – ha continuato il numero uno della Banca – sarà anche in grado di attirare visitatori a Torino”. Si prevede infatti la creazione di una pinacoteca che ospiterà temporaneamente le ricchezze del gruppo, come la collezione di 500 icone russe, oggi a Vicenza.
Alla base sarà allestito un asilo mentre sulla sommità ci sarà una terrazza panoramica con ristorante e serra con giardino.
Ai consiglieri che chiedevano garanzie sulla permanenza della direzione della banca a Torino, ha risposto come questa non sia mai stata in discussione, essendo prevista anche nello statuto.
“ “La scelta della fusione – ha poi aggiunto - “è stata dettata dalla necessità di avere gambe più robuste per resistere, in un momento complesso dell’economia mondiale. Oggi Intesa-Sanpaolo è al nono posto nella classifica mondiale delle banche (al 12° se si considerano tre banche cinesi). Siamo presenti in 40 Paesi e, almeno in 10 siamo la prima banca. Questo rappresenta anche un’opportunità per i nostri giovani”.
Rassicurazioni sono venute anche dal direttore generale Pietro Modiano: “ “Dalla fusione ad oggi i clienti, solitamente in calo dopo un simile processo, sono aumentati di 200.000 unità, 9000 solo nell’area torinese. Quanto più crescerà l’azienda, tanto più si riempirà il grattacielo”.
“ “Torino – ha aggiunto Modiano – “deve svolgere in ambito finanziario un ruolo di capitale, essere propulsiva ma, per questo, deve difendersi di meno. La testa della Banca resterà a Torino, perché il Gruppo nasce dalla cultura del Sanpaolo e qui dovrà crescere”.
Ha poi concluso dicendo che 500 o 600 saranno i torinesi che lavoreranno nel grattacielo, mentre gli altri duemila proverranno da altre direzioni, sottolineando così come non esista più un pendolarismo solo verso Milano ma anche verso il capoluogo subalpino.
Nella foto: L’incontro in Commissione consiliare Urbanistica dello scorso 16 gennaio, al quale sono intervenuti Enrico Salza e Pietro Modiano, presidente e direttore generale del gruppo Intesa-Sanpaolo