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Ultimo aggiornamento: 16/08/2017

Parere del Consiglio

Atto n. 73/2017 
2017 02500/87
approvato il 26 giugno

C4 PARERE (ARTT. 43 E 44 REGOLAMENTO DECENTRAMENTO) AVENTE AD OGGETTO: TRASFORMAZIONE DI SMAT S.P.A. IN AZIENDA DI DIRITTO PUBBLICO. 

Atto n.  73           n. mecc. 2017 02500/87
            



Il Consiglio di Circoscrizione n. 4 "SAN DONATO - CAMPIDOGLIO - PARELLA", convocato nelle prescritte forme in 1^ convocazione, per la seduta ordinaria del 



26 GIUGNO 2017

Sono presenti nell'aula consiliare del Centro Civico in Via Servais 5, oltre al Presidente Claudio CERRATO i Consiglieri: Cristina ABATE, Margherita ALASIA, Roberto ANTONELLI, Paolo Cleto BRUZZESE, Walter CAPUTO, Sara CARIOLA, Angelo CASTROVILLI, Roberto CERMIGNANI, Simone CIABATTONI, Marianna DEL BIANCO, Luca DELLAVALLE, Stefano DOMINESE, Stefano LEONE, Carlo Emanuele MORANDO, Luciano PERNO, Luca PIDELLO, Gianvito PONTRANDOLFO, Lorenzo PULIE' REPETTO, Nicola SANTORO, Federico VARACALLI, Rocco ZACCURI
.  
In totale n. 22  Consiglieri

Risultano  assenti  i Consiglieri:  Marco FONTANA, Sonia GAGLIANO, Davide Mario LAZZARO.

Con l'assistenza del Segretario Stefano GELLATO

Ha adottato in 

SEDUTA PUBBLICA



il presente provvedimento così indicato all'ordine del giorno: 



C4 PARERE (ARTT. 43 E 44 REGOLAMENTO DECENTRAMENTO) AVENTE AD OGGETTO: TRASFORMAZIONE DI SMAT S.P.A. IN AZIENDA DI DIRITTO PUBBLICO. 




Il Presidente Claudio Cerrato, di concerto con il Coordinatore IV Commissione Rocco Zaccuri riferisce,

il Presidente del Consiglio comunale, con nota prot. 595 del 24 maggio 2017, acquisita a protocollo al n. 5525 in data 25 maggio 2017, ha richiesto alla Circoscrizione di esprimere parere di competenza ai sensi degli artt. 43 e 44 del Regolamento sul Decentramento in ordine della proposta di deliberazione n. mecc. 2017 01517/002 avente per oggetto "TRASFORMAZIONE DI SMAT S.P.A. IN AZIENDA DI DIRITTO PUBBLICO".
Occorre evidenziare, in primo luogo, che l'acqua è un bene prezioso, il bene più prezioso in assoluto. 
L'acqua è un bene comune e tale deve restare, è stato sancito e rafforzato come concetto dal referendum del 2011.
L'acqua come bene comune deve essere quindi difeso e gestito in modo solidale, in maniera efficiente e capace con gli strumenti adeguati all'importanza del bene stesso. 
Finora la Società Smat e l'ATO 3 si sono rilevati gli strumenti più efficaci di gestione e di rappresentanza dell'acqua pubblica torinese utilizzando qualsiasi parametro di rilevamento e di paragone rispetto ad ogni realtà italiana.
Si ritiene quindi che la trasformazione della SMAT s.p.a. in azienda speciale consortile di diritto pubblico vada a ridurre le capacità operative dello strumento di gestione dell'acqua pubblica. Questo per una serie di motivi ed analisi che si espongono qui di seguito.
La Regione Piemonte con proprie leggi n. 13 del 20 gennaio 1997 e n. 7 del 24 maggio 2012 ha istituito le Autorità d'Ambito ed ha previsto le modalità di partecipazione degli Enti Locali. In particolare, gli EE.LL. (Comuni, Province e Comunità Montane) di ciascun ambito territoriale ottimale, esercitano le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato attraverso la Conferenza dei Sindaci dei Comuni non appartenenti a Comunità Montane, dei Presidenti delle Comunità Montane e dei Presidenti di Provincia.
Questa struttura permette quindi un coinvolgimento diretto dei massimi esponenti rappresentanti dei cittadini per l'adeguato e giusto peso che hanno rispetto alle popolazioni che rappresentano; inoltre, ogni atto, è adeguatamente pubblicizzato e reso fruibile dal relativo sito istituzionale in maniera fin superiore alle norme sulla trasparenza.
Sempre a seguito del referendum è stato modificato lo statuto di Smat che ha incrementato ulteriormente dal 75% al 90% il quorum necessario per le deliberazioni nell'assemblea aventi ad oggetto modifiche dello statuto sociale che incidano sulla compagnia pubblica e dal 40% al 60% per il voto favorevole dei soci presenti.
La proposta in delibera renderebbe quindi ridondante e farraginoso il funzionamento del consorzio, in quanto ogni atto rilevante, come l'approvazione del bilancio annuale, andrebbe sottoposto ad ognuno dei 297 Consigli Comunali aderenti.
Si confonde la gestione con la governance, dove solo la gestione è dello strumento, ora Smat SPA, mentre la governance è e rimane di ATO per legge regionale.

E' quindi ovvio e naturale che questo percorso non garantisce maggior democraticità, ma esclusivamente aumento di tempi e di costi per la pubblica amministrazione in virtù di una idea assembleare distorta della partecipazione, che nulla ha a che vedere con attività informata, ma molto di più sull'esigenza particolare urlata.
Si può inoltre affermare che l'unico caso riportato nella proposta di deliberazione stessa, ABC - Acque Bene Comune di Napoli, brilli per incapacità di funzionamento: a maggio 2017 erano ancora in attesa di approvazione del bilancio 2014, avendo come unico referente il Comune di Napoli. 
Probabilmente, pur essendo l'unico in Italia, le prestazioni funzionali e di servizio idrico sono da tenere come esempio proprio da non replicare.
Sul fronte della proposta di limitare l'operato all'ambito del consorzio stesso pare una scelta miope e sotto certi aspetti egoistica. Essendo l'azienda con la miglior efficienza e quindi tra i migliori, se non proprio il migliore, know how in campo idrico integrato, perché tenere queste capacità in un bacino così chiuso e non condividerlo con altre realtà. Un esempio positivo è la collaborazione con l'Autorità Nazionale Palestinese per la gestione di impianti in telecontrollo a Betlemme che non si potrebbe replicare e che anzi andrebbe interrotta.
Comprensibile il richiamo al perseguimento degli utili dopo il tentativo dell'amministrazione Appendino di accaparrarsi le riserve della Smat per ripianare il bilancio corrente comunale, ma proprio in base al virtuoso principio di funzionamento decisionale questa opzione è stata fermata per scelta condivisa degli altri comuni presenti in assemblea.
Rimane fissato nella convenzione della SPA che la quota minima dell'80% dei dividendi sia reinvestita nell'ammodernamento degli impianti idrici e che una quota massima del 20% sia utilizzata dai Comuni esclusivamente per attività di tutela ambientale.
Apprezzabile invece il richiamo al coinvolgimento dei dipendenti nelle scelte qualificate relative all'organizzazione del lavoro, tema che va approfondito ed auspicabilmente inserito nelle politiche di Smat. Potrebbe essere un primo esempio positivo quale coinvolgimento dei sindacati come avviene anche nel mondo privato nella vicina e produttiva Germania.
Per rimanere e concludere su alcuni aspetti di carattere tecnico, ma che potrebbero impattare molto sui dipendenti ed i torinesi, bisogna tenere in considerazione l'eventuale carico previdenziale sulle spalle dei lavoratori che dovrebbero ricongiungere i propri versamenti previdenziali ad istituto diverso da INPS.
Il carico poi dell'indebitamento di Smat stimabile in circa trecentomilioni di euro andrebbe ripartito pro quota sui diversi bilanci comunali e questo significherebbe un ulteriore fardello di una cifra che potrebbe aggirarsi sui 180 milioni per la Città di Torino, a fronte di una proprietà del 65% delle azioni. Questo per diventare il 41% del consorzio, non propriamente una operazione pagante per i torinesi.
Infine, per riprendere il ragionamento sulla preziosità dell'acqua, è bene avere strumenti certi, il cui funzionamento sia collaudato e soprattutto che vi sia certezza nel diritto; per poter garantire una tutela massima di un bene comune bisogna avere strumenti che alla prova dei fatti non possano essere spuntati da pastoie interpretative burocratiche.

Il provvedimento è stato esaminato e discusso nella riunione della IV Commissione di Lavoro Permanente tenutasi il 22 maggio 2017.

Tutto ciò premesso, 

LA GIUNTA CIRCOSCRIZIONALE

- Visto l'art. 54 dello Statuto;- Visto il Regolamento del Decentramento, approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 133 (mecc. 1996 00980/49) del 13 maggio 1996 e s.m.i., il quale, fra l'altro, all'art. 43 elenca i provvedimenti per i quali è obbligatorio l'acquisizione del parere dei Consigli Circoscrizionali ed all'art. 44 ne stabilisce i termini e le modalità;- Visti gli artt. 49 e 107 del Testo Unico delle Leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali approvato con D.Lgs 18 agosto 2000 e s.m.i.;- Dato atto che il parere di cui all'art. 49 del suddetto Testo Unico è: favorevole sulla regolarità tecnica;- Visto l'atto di delega del Direttore Finanziario al Dirigente di Area della Circoscrizione 4 del 25 maggio 2017;- Viste le disposizioni legislative sopra richiamate,


PROPONE AL CONSIGLIO CIRCOSCRIZIONALE

- di esprimere PARERE NEGATIVO in merito alla proposta di deliberazione n. mecc. 2017 01517/002 avente per oggetto: "TRASFORMAZIONE DI SMAT S.P.A. IN AZIENDA DI DIRITTO PUBBLICO" per le seguenti motivazioni:Occorre evidenziare, in primo luogo, che l'acqua è un bene prezioso, il bene più prezioso in assoluto. 
L'acqua è un bene comune e tale deve restare, è stato sancito e rafforzato come concetto dal referendum del 2011.
L'acqua come bene comune deve essere quindi difeso e gestito in modo solidale, in maniera efficiente e capace con gli strumenti adeguati all'importanza del bene stesso. 
Finora la Società Smat e l'ATO 3 si sono rilevati gli strumenti più efficaci di gestione e di rappresentanza dell'acqua pubblica torinese utilizzando qualsiasi parametro di rilevamento e di paragone rispetto ad ogni realtà italiana.
Si ritiene quindi che la trasformazione della SMAT s.p.a. in azienda speciale consortile di diritto pubblico vada a ridurre le capacità operative dello strumento di gestione dell'acqua pubblica. Questo per una serie di motivi ed analisi che si espongono qui di seguito.
La Regione Piemonte con proprie leggi n. 13 del 20 gennaio 1997 e n. 7 del 24 maggio 2012 ha istituito le Autorità d'Ambito ed ha previsto le modalità di partecipazione degli Enti Locali. In particolare, gli EE.LL. (Comuni, Province e Comunità Montane) di ciascun ambito territoriale ottimale, esercitano le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato attraverso la Conferenza dei Sindaci dei Comuni non appartenenti a Comunità Montane, dei Presidenti delle Comunità Montane e dei Presidenti di Provincia.
Questa struttura permette quindi un coinvolgimento diretto dei massimi esponenti rappresentanti dei cittadini per l'adeguato e giusto peso che hanno rispetto alle popolazioni che rappresentano; inoltre, ogni atto, è adeguatamente pubblicizzato e reso fruibile dal relativo sito istituzionale in maniera fin superiore alle norme sulla trasparenza.
Sempre a seguito del referendum è stato modificato lo statuto di Smat che ha incrementato ulteriormente dal 75% al 90% il quorum necessario per le deliberazioni nell'assemblea aventi ad oggetto modifiche dello statuto sociale che incidano sulla compagnia pubblica e dal 40% al 60% per il voto favorevole dei soci presenti.
La proposta in delibera renderebbe quindi ridondante e farraginoso il funzionamento del consorzio, in quanto ogni atto rilevante, come l'approvazione del bilancio annuale, andrebbe sottoposto ad ognuno dei 297 Consigli Comunali aderenti.
Si confonde la gestione con la governance, dove solo la gestione è dello strumento, ora Smat SPA, mentre la governance è e rimane di ATO per legge regionale.
E' quindi ovvio e naturale che questo percorso non garantisce maggior democraticità, ma esclusivamente aumento di tempi e di costi per la pubblica amministrazione in virtù di una idea assembleare distorta della partecipazione, che nulla ha a che vedere con attività informata, ma molto di più sull'esigenza particolare urlata.
Si può inoltre affermare che l'unico caso riportato nella proposta di deliberazione stessa, ABC - Acque Bene Comune di Napoli, brilli per incapacità di funzionamento: a maggio 2017 erano ancora in attesa di approvazione del bilancio 2014, avendo come unico referente il Comune di Napoli. 
Probabilmente, pur essendo l'unico in Italia, le prestazioni funzionali e di servizio idrico sono da tenere come esempio proprio da non replicare.
Sul fronte della proposta di limitare l'operato all'ambito del consorzio stesso pare una scelta miope e sotto certi aspetti egoistica. Essendo l'azienda con la miglior efficienza e quindi tra i migliori, se non proprio il migliore, know how in campo idrico integrato, perché tenere queste capacità in un bacino così chiuso e non condividerlo con altre realtà. Un esempio positivo è la collaborazione con l'Autorità Nazionale Palestinese per la gestione di impianti in telecontrollo a Betlemme che non si potrebbe replicare e che anzi andrebbe interrotta.
Comprensibile il richiamo al perseguimento degli utili dopo il tentativo dell'amministrazione Appendino di accaparrarsi le riserve della Smat per ripianare il bilancio corrente comunale, ma proprio in base al virtuoso principio di funzionamento decisionale questa opzione è stata fermata per scelta condivisa degli altri comuni presenti in assemblea.
Rimane fissato nella convenzione della SPA che la quota minima dell'80% dei dividendi sia reinvestita nell'ammodernamento degli impianti idrici e che una quota massima del 20% sia utilizzata dai Comuni esclusivamente per attività di tutela ambientale.
Apprezzabile invece il richiamo al coinvolgimento dei dipendenti nelle scelte qualificate relative all'organizzazione del lavoro, tema che va approfondito ed auspicabilmente inserito nelle politiche di Smat. Potrebbe essere un primo esempio positivo quale coinvolgimento dei sindacati come avviene anche nel mondo privato nella vicina e produttiva Germania.
Per rimanere e concludere su alcuni aspetti di carattere tecnico, ma che potrebbero impattare molto sui dipendenti ed i torinesi, bisogna tenere in considerazione l'eventuale carico previdenziale sulle spalle dei lavoratori che dovrebbero ricongiungere i propri versamenti previdenziali ad istituto diverso da INPS.
Il carico poi dell'indebitamento di Smat stimabile in circa trecentomilioni di euro andrebbe ripartito pro quota sui diversi bilanci comunali e questo significherebbe un ulteriore fardello di una cifra che potrebbe aggirarsi sui 180 milioni per la Città di Torino, a fronte di una proprietà del 65% delle azioni. Questo per diventare il 41% del consorzio, non propriamente una operazione pagante per i torinesi.
Infine, per riprendere il ragionamento sulla preziosità dell'acqua, è bene avere strumenti certi, il cui funzionamento sia collaudato e soprattutto che vi sia certezza nel diritto; per poter garantire una tutela massima di un bene comune bisogna avere strumenti che alla prova dei fatti non possano essere spuntati da pastoie interpretative burocratiche.

VOTAZIONE PALESE

PRESENTI: 22
VOTANTI: 22
VOTI FAVOREVOLI: 16 (Cerrato - Abate -Antonelli - Bruzzese - Caputo - Cariola - Castrovilli - Cermignani- Del Bianco -Dominese - Morando - Perno - Pidello - Pontrandolfo -  Pulie'Repetto -  Zaccuri)
CONTRARI: 6 (Leone - Alasia - Varacalli -  Santoro -  Dellavalle - Ciabattoni )

Pertanto il Consiglio

DELIBERA

- di esprimere PARERE NEGATIVO in merito alla proposta di deliberazione n. mecc. 2017 01517/002 avente per oggetto: "TRASFORMAZIONE DI SMAT S.P.A. IN AZIENDA DI DIRITTO PUBBLICO" per le seguenti motivazioni:Occorre evidenziare, in primo luogo, che l'acqua è un bene prezioso, il bene più prezioso in assoluto. 
L'acqua è un bene comune e tale deve restare, è stato sancito e rafforzato come concetto dal referendum del 2011.
L'acqua come bene comune deve essere quindi difeso e gestito in modo solidale, in maniera efficiente e capace con gli strumenti adeguati all'importanza del bene stesso. 
Finora la Società Smat e l'ATO 3 si sono rilevati gli strumenti più efficaci di gestione e di rappresentanza dell'acqua pubblica torinese utilizzando qualsiasi parametro di rilevamento e di paragone rispetto ad ogni realtà italiana.
Si ritiene quindi che la trasformazione della SMAT s.p.a. in azienda speciale consortile di diritto pubblico vada a ridurre le capacità operative dello strumento di gestione dell'acqua pubblica. Questo per una serie di motivi ed analisi che si espongono qui di seguito.
La Regione Piemonte con proprie leggi n. 13 del 20 gennaio 1997 e n. 7 del 24 maggio 2012 ha istituito le Autorità d'Ambito ed ha previsto le modalità di partecipazione degli Enti Locali. In particolare, gli EE.LL. (Comuni, Province e Comunità Montane) di ciascun ambito territoriale ottimale, esercitano le funzioni di organizzazione del servizio idrico integrato attraverso la Conferenza dei Sindaci dei Comuni non appartenenti a Comunità Montane, dei Presidenti delle Comunità Montane e dei Presidenti di Provincia.
Questa struttura permette quindi un coinvolgimento diretto dei massimi esponenti rappresentanti dei cittadini per l'adeguato e giusto peso che hanno rispetto alle popolazioni che rappresentano; inoltre, ogni atto, è adeguatamente pubblicizzato e reso fruibile dal relativo sito istituzionale in maniera fin superiore alle norme sulla trasparenza.
Sempre a seguito del referendum è stato modificato lo statuto di Smat che ha incrementato ulteriormente dal 75% al 90% il quorum necessario per le deliberazioni nell'assemblea aventi ad oggetto modifiche dello statuto sociale che incidano sulla compagnia pubblica e dal 40% al 60% per il voto favorevole dei soci presenti.
La proposta in delibera renderebbe quindi ridondante e farraginoso il funzionamento del consorzio, in quanto ogni atto rilevante, come l'approvazione del bilancio annuale, andrebbe sottoposto ad ognuno dei 297 Consigli Comunali aderenti.
Si confonde la gestione con la governance, dove solo la gestione è dello strumento, ora Smat SPA, mentre la governance è e rimane di ATO per legge regionale.
E' quindi ovvio e naturale che questo percorso non garantisce maggior democraticità, ma esclusivamente aumento di tempi e di costi per la pubblica amministrazione in virtù di una idea assembleare distorta della partecipazione, che nulla ha a che vedere con attività informata, ma molto di più sull'esigenza particolare urlata.
Si può inoltre affermare che l'unico caso riportato nella proposta di deliberazione stessa, ABC - Acque Bene Comune di Napoli, brilli per incapacità di funzionamento: a maggio 2017 erano ancora in attesa di approvazione del bilancio 2014, avendo come unico referente il Comune di Napoli. 
Probabilmente, pur essendo l'unico in Italia, le prestazioni funzionali e di servizio idrico sono da tenere come esempio proprio da non replicare.
Sul fronte della proposta di limitare l'operato all'ambito del consorzio stesso pare una scelta miope e sotto certi aspetti egoistica. Essendo l'azienda con la miglior efficienza e quindi tra i migliori, se non proprio il migliore, know how in campo idrico integrato, perché tenere queste capacità in un bacino così chiuso e non condividerlo con altre realtà. Un esempio positivo è la collaborazione con l'Autorità Nazionale Palestinese per la gestione di impianti in telecontrollo a Betlemme che non si potrebbe replicare e che anzi andrebbe interrotta.
Comprensibile il richiamo al perseguimento degli utili dopo il tentativo dell'amministrazione Appendino di accaparrarsi le riserve della Smat per ripianare il bilancio corrente comunale, ma proprio in base al virtuoso principio di funzionamento decisionale questa opzione è stata fermata per scelta condivisa degli altri comuni presenti in assemblea.
Rimane fissato nella convenzione della SPA che la quota minima dell'80% dei dividendi sia reinvestita nell'ammodernamento degli impianti idrici e che una quota massima del 20% sia utilizzata dai Comuni esclusivamente per attività di tutela ambientale.
Apprezzabile invece il richiamo al coinvolgimento dei dipendenti nelle scelte qualificate relative all'organizzazione del lavoro, tema che va approfondito ed auspicabilmente inserito nelle politiche di Smat. Potrebbe essere un primo esempio positivo quale coinvolgimento dei sindacati come avviene anche nel mondo privato nella vicina e produttiva Germania.
Per rimanere e concludere su alcuni aspetti di carattere tecnico, ma che potrebbero impattare molto sui dipendenti ed i torinesi, bisogna tenere in considerazione l'eventuale carico previdenziale sulle spalle dei lavoratori che dovrebbero ricongiungere i propri versamenti previdenziali ad istituto diverso da INPS.
Il carico poi dell'indebitamento di Smat stimabile in circa trecentomilioni di euro andrebbe ripartito pro quota sui diversi bilanci comunali e questo significherebbe un ulteriore fardello di una cifra che potrebbe aggirarsi sui 180 milioni per la Città di Torino, a fronte di una proprietà del 65% delle azioni. Questo per diventare il 41% del consorzio, non propriamente una operazione pagante per i torinesi.
Infine, per riprendere il ragionamento sulla preziosità dell'acqua, è bene avere strumenti certi, il cui funzionamento sia collaudato e soprattutto che vi sia certezza nel diritto; per poter garantire una tutela massima di un bene comune bisogna avere strumenti che alla prova dei fatti non possano essere spuntati da pastoie interpretative burocratiche.