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Storia
della Cascina Giajone
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La superficie complessiva della proprietà è riportata
in "192 giornate, 65 tavole, 7 piedi, 11 once", pari a
73,2256 ettari, alquanto superiore, quindi alla misurazione effettuata
dal Grossi.
Il
Giajone sembra sfuggire alla tendenza, discretamente diffusa nel
secolo scorso, a rifunzionalizzare i fabbricati rustici attraverso
l'inserimento di ambienti realizzati con le tecniche costruttive
del ferro e l'uso di elementi prefabbricati in ghisa.
Il
solo intervento di qualche peso, databile genericamente alla fine
del secolo e riportato in tutta la cartografia del 1900, è
costituito dalla costruzione nel giardino a sud-ovest delle scuderie
che tuttora residuano in stato di avanzato deterioramento.
Le
attribuzioni di proprietà avanzate dal Grossi presentano
alcune discordanze e imprecisioni. Secondo quanto viene affermato
alla voce relativa al Feudo di Roccafranca, promotore della costruzione
sarebbe stato il conte Melchior Martin. Come proprietari vengono
invece indicati, rispettivamente nel volume del 1790 e nel volume
del 1791, il conte Giuseppe Martin di Montù Beccaria e il
barone Giuseppe Martin di San Martino. Sono comunque certi sia l'appartenenza
alla famiglia Martin, sia il ruolo non indifferente che questa famiglia,
proprietaria anche del vicino Il Negro e della cascina La Motta,
dovette svolgere nell'assetto produttivo della zona.
Il primo cambiamento di proprietà risale al 1875, quando
l'intera proprietà passa dalla famiglia Martin a un nuovo
proprietario borghese. Cinque anni dopo, nel 1880, la cessione di
un piccolo lotto, di poco superiore a 3 giornate (poco più
di un ettaro) dà inizio a un processo progressivo di smembramento
che registra le punte più acute tra la fine del secolo scorso
e il 1920.
Oggi
il Giajone è di proprietà comunale ed è sede
istituzionale della Circoscrizione 2 della Città di Torino.
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L'edificio
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Il
Giajone è una preesistenza notevole per dimensioni, qualità
architettonica e stato di conservazione.
Dell'originario bacino produttivo della cascina non resta che un
lotto di circa 20.750 mq., ulteriormente ridotti, quanto a possibilità
edificatorie, dalla fascia di arretramento che corre con varia profondità
lungo via Guido Reni e le due vie che da questa dipartono.
L'edificio si articola in tre corpi di fabbrica disposti lungo i
lati sud-ovest, nord-ovest e nord-est di una corte rettangolare,
limitata sul quarto lato a sud-est da un muro di recinzione.
Si ritiene di poetr affermare con sufficiente sicurezza che il nucleo
originario è costituito da due unità miste abitativo-produttive
(le cascine simultenenti citate dal Grossi), uguali per dimensione,
organizzazione distributiva e connotazioni architettoniche, collocate
nei due bracci, tra di loro perpendicolari, nord-ovest e nord-est.
Il terzo braccio contiene un porticato di uso comune, adibito a
ricovero degli attrezzi di lavoro. Questo è il braccio nord-est,
ad esso parallelo si prolungano in due blocchi abitativi, evidentemente
più tardi, tra loro nettamente differenziati.
L'attraversamento principale percorre la corte da nord-ovest a sud-est
lungo il porticato. Un altro accesso si colloca nel braccio nord-est
nel punto di incontro con il corpo di fabbrica nord-ovest.
L'unità nord-ovest sembra appartenere alla prima fase di
costruzione dell'edificio. Questa affermazione si fonda principalmente
sull'esame della strutturazione complessiva della cascina e sulla
constatazione della presenza nel corpo edilizio nord-ovest di alcuni
particolari ornamentali in pietra lavorata, che nell'altra unità
sono invece riprodotti in muratura. essa trova inoltre, conferma
come già detto, nella lettura della "carta della caccia".
L'unità si compone di un edificio abitativo dal quale si
diparte la successione delle stalle sovrastate dai fienili e granai.
L'edificio abitativo ha una sua dignità, quasi di semplicissima
palazzina. Esso si sviluppa su un piano cantinato e due piani fuori
terra, elevandosi al di sopra delle linee di gronda dei fabbricati
adiacenti. Il collegamento verticale avviene attraverso una scala
interna, centrale. Tutti gli ambienti sono coperti a volta. Nel
prospetto verso la corte le aperture sono disposte secondo un disegno
simmetrico. Il balcone che corre lungo tutta la facciata interna
potrebbe essere il risultato di un rimaneggiamento successivo. Una
sobria intenzione decorativa è leggibile nel modellato della
cornice di gronda e nel disegno accurato dell'abbaino ad andamento
curvilineo che si apre al centro della falda anteriore del tetto
a padiglione. Poco distante dall'abbaino, la chiesuola per la campana
potrebbe essere di costruzione lievemente posteriore. Nel prospetto
esterno si nota, oltre ai riquadri delle finestre, predisposte e
non aperte al piano superiore, e alle finestre tamponate successivamente
al piano inferiore, un'apertura tondeggiante, di ventilazione di
servizio, lavorata direttamente nella muratura.
Le stalle, posate direttamente sul terreno, sono coperte da volte
di bella fattura, ritmate da unghie. L'aspetto della copertura è
quello di una volta a botte con generatrice parallela all'asse longitudinale
del fabbricato. La struttura è, in realtà, scompartita
in una serie di campi voltati, nei quali gli archi di delimitazione
dei campi e le nervature formate dalla porzione centrale di ciascuna
volta insistono sulla muratura perimetrale in corrispondenza dei
pilastri del loggiato soprastante.
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Nel
prospetto interno si aprono i portoni di accesso alle stalle, ad
arco, e una serie di finestre collacate in asse alle unghie. Tutte
queste aperture appaiono rimaneggiate. Il prospetto esterno in origine
era inciso solo dal dispositivo di ventilazione delle stalle, costituito
da una serie di feritoie accoppiate, con sezione orrizontale a V,
collocate in corrispondenza delle unghie. Le feritoie sono ora sovrastate
da piccole finestre quadrate, ricavate successivamente. Sono ancora
visibili le tracce di due basse aperture, ad arco lavorato nella
muratura, con stipiti in pietra.
Superiormente alle stalle, si collocano i depositi dei prodotti
agricoli. Il prospetto verso la corte è interamente percorso
da una sequenza di arcate di bel disegno, scompartite da semplici
lesene. La modanatura superiore della cornice di gronda, i conci
di chiave, le gocce sono in pietra lavorata. Le otto arcate centrali,
dotate di soglie in pietra, formano un loggiato in corrispondenza
del fienile. Una di esse appare tamponata, ma il carattere più
recente del riempimento è denunciato anche dalla presenza
della soglia in pietra.
Le arcate laterali, quattro per parte sono invece chiuse, probabilmente
fin dall'origine, da una muratura, lievemente arretrata a sottolineare
il disegno dell'arco, forata in ogni arcata da un'apertura rettangolare.
Ad esse dovevano corrispondere i granai e gli eventuali altri depositi.
Il corpodi fabbrica nord-ovest non è dotato di scala interna
ai granai. E' probabile che tale accesso avvenisse dall'esterno
attraverso le comode rampe, percorribili anche dagli animali, citate
dal Grossi. Queste rampe, probabilmente in legno, costituiscono
un dispositivo inusitato, di cui è andata perduta ogni traccia.
L'ingresso alla corte avviene lateralmente all'abitazione, attraverso
l'apertura ad arco praticata in quello che doveva essere stato nella
prima fase di costruzioneil muro di recinzione.
Il corpo di fabbrica nord-est appare accostato al tratto estremo
del precedente, di cui riproduce specularmente tanto l'impostazione
planimetrica che il disegno dei prospetti. Il dimensionamento è
lo stesso, ma si nota una diversa distribuzione dei tamponamenti
delle arcate in corrispondenza del granaio.
Altre lievi differenze distinguono i due bracci. La decorazione
del loggiato dell'unità nord-est è in muratura. Solo
le tre arcate adiacenti all'abitazione hanno particolari decorativi
in pietra. Il disegno dell'abbaino è meno elaborato. Il breve
balcone sembra probabilmente originale.
La zona di incontro tra i due corpi di fabbrica appare rimaneggiata.
Il passaggio carraio, non assiale alla struttura del loggiato soprastante
introduce un elemento anomalo nell'armonico fluire del prospetto
interno. All'esterno il portone è incorniciato da una riquadratura
in mattoni di sapore più tardo. Si tratta probabilmente di
un rifacimento del primitivo arco di ingresso, di cui un frammento
potrebbe essere ancora visibile sotto l'intonaco scrostato. Adiacente
all'ingresso carraio è la scala di accesso al piano superiore
a servizio delle due unità. Poichè essa occupa la
metà di uno dei campi voltati di copertura del piano terreno
si ritiene di poter avanzare l'ipotesi di un inserimento successivo
alla costruzione dell'edificio, dopo l'abbandono o la caduta delle
rampe esterne.
I due corpi edilizi nord-ovest e nord-est formano un blocco avente
una propria autonomia architettonica e funzionale. Il terzo corpo
di fabbrica potrebbe riflettere l'adeguamento del modello tipologico
della cascina all'innovazione tecnologica dei mezzi di produzione.
Esso è interamente occupato da un porticato a tutt'altezza,
adibito a deposito comune alle due unità. La linea di gronda
corre a una quota inferiore a quella dei loggiati. Il prospetto
interno è definito da una successione di dodici pilastri
in muratura lavorata per restare apparente, che sorreggono le capriate
del tetto. Il prospetto cieco in fregio al giardino è il
solo dei lati esterni che si arricchisca della cornice di gronda.
Si ritiene di poter affermare con sufficiente grado di sicurezza
che i tratti terminali dei corpi sud-ovest e nord-est appartengono
a fasi successive di accrescimento dell'edificio. La lunghezza di
tali proporzioni (in particolare di quella a nord-est, più
chiaramente definita) corrisponde, infatti, alla differenza tra
la lunghezza, attualmente controllata, di 108,55 m. e i "trenta
trabucchi circa" (circa 92,58m.) della misurazione del Grossi.
Esistono poi tutta una serie di peculiarità, come il ruolo
funzionale, il disegno dei prospetti, che sottolineano il carattere
più tardo, ma certamente non posteriore al primo decennio
del 1800, dell'edificazione.
Il tratto terminale del braccio sud-ovest costituisce un'unità
abitativo-produttiva minore, conseguente probabilmente a una modificazione
della gestione dell'impresa agricola. Essa consta di un edificio
di abitazione affiancato da una stalla sormontata da un fienile,
questi ultimi coolocati nella zona di raccordo con il porticato.
Sostanzialmente l'edificio abitativo riproduce in tono minore le
caratteristiche delle altre abitazioni contadine. Il piano cantinato
e il piano terreno sono coperti a volte, mentre il piano superiore
ha una semplice controsoffittatura in legno. Il disegno del prospetto
verso la corte è casuale, senza ricerche di simmetria. La
linea di gronda prosegue senza soluzione di continuità quella
del porticato. Manca anche la pur modesta ricerca decorativa della
cornice.
La
parte inferiore del prospetto esterno è molto rimaneggiata.
Nella parte superiore si aprono nove finestre uguali, quadrate con
davanzale in pietra.
L'estremità del corpo di fabbrica nord-est contiene l'abitazione
padronale. Lo confermano sia l'indicazione "casa civile"
contenuta nella scheda catastale, sia la presenza delle rimesse
per le carrozze, sia una maggior ricerca di eleganza, tuttora rilevabile,
all'interno. Si tratta però di un modello estremamente modesto
se confrontato con le altre residenze padronali della pianura torinese,
integrato nell'architettura rustica, non estraniate dalla vita contadina
della corte.
Il fabbricato comprende una rimessa per carrozze alla quale si accedeva
attraverso due grandi aperture ad arco, attualmente murate, e due
piani di abitazione. E' l'unica parte della cascina che ha due piani
cantinati. Le volte a vela del piano terreno appoggiano su colonne
con semplici capitelli.
Il prospetto verso la corte è scompartito, lateralmente alla
rimessa, da una riquadratura in leggero rilievo che disegna otto
campi nei quali si inseriscono le aperture. Sul tetto si innalza
una torricella adibita a colombaia, complemento non infrequente
dell'attrezzatura rustica.
Nel muro di recinzione della corte a sud-ovest si apre un alto portale
di ingresso, arricchito verso l'esterno da una decorazione vagamente
classicheggiante.
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Giajone: altre pagine dedicate
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La storia di Villa Amoretti
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