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Il Codice della Catena è il
primo Statuto della municipalità torinese chiamato così
perchè nel 1300 veniva incatenato al suo scanno, nel vestibolo
del Palazzo del Comune.
Il Codice della Catena
dava ai Torinesi, che lo consultavano frequentemente, regole
di vita sociale attraverso prescrizioni, divieti e sanzioni.
L'odierna consultazione
delle sue pagine pergamenacee ci fornisce uno spaccato della
società torinese del 1300 a tinte molto forti, da cui
emerge l'immagine di una città medioevale immersa nelle
attività rurali, con orti e terreni incolti, adibiti a
pascolo anche dentro le mura e fitta di casupole popolari, con
vie strette e tortuose, non di rado infestate da "mandrie
di porci senza custodia vaganti liberamente per la città".
La sua via principale, Dora Grossa (l'odierna Via Garibaldi),
viene descritta come " tortuosa, fiancheggiata da case piccole
ineguali, e qua e colà da portici coperti di paglia",
con un fondo stradale non selciato, "pieno di fango e lordure"
e ingombra "dai banchi immondi delle beccherie e da quelli
ancora più fetenti del mercato dei pesci".
(da: Torino
e i suoi statuti nella seconda metà del 300 - 1981. Comune
di Torino). |