CittAgorà
Periodico del Consiglio Comunale di Torino



Persone con autismo: un grande potenziale da valorizzare

15-04-2016
L'audizione di Teda e Arbor

A pochi giorni dalla giornata mondiale dell'autismo del 2 aprile, la Fondazione Teda e la Fondazione Arbor, in audizione presso la commissione Pari opportunità, presieduta da Laura Onofri, hanno presentato i progetti “Replay” e “Capability Approach e autismo”, dedicati alle persone con autismo, ed una ricerca sulla loro condizione nel torinese.
La icerca è stata condotta dal Dipartimento di Economia e Statistica Cognetti de Martis Università di Torino (prof Burlando) e dal Centro Pilota Regione Piemonte, Disturbi Spettro Autistico in età Adulta, Dipartimento di salute mentale, dell'ASL TO2 (dr. Roberto Keller) in collaborazione con Fondazione Arbor e Fondazione TEDA
Che si tratti di inserimenti lavorativi di carattere innovativo per persone “ad alto funzionamento” (sindrome di Asperger), o laboratori con attività pensate per Il logo di Arbor e un'immagine del servizio Luna Park di Teda valorizzare capacita più modeste, le evidenze e i filmati offerti evidenziano la voglia e la capacità di ognuna delle persone con autismo, di essere attive e impegnate in un contesto dotato di senso e di utilità.
Ed è proprio la parola capacità la chiave pedagogica e l’asse portante della progettualità delle associazioni. In linea con le esperienze realizzate in India da Arbor ispirate al pensiero di Amartya Sen (economista e filosofo, premio Nobel per l’Economia nel 1998) le persone autistiche e quelle con disabilità non vengono definite attraverso limitazioni e impedimenti messi in evidenza nel confronto con parametri di funzionamento prestabiliti, ma condotte verso l’ esplorazione e la valorizzazione delle proprie capacità, comunque sempre esistenti.
Sia Tiziana Melo De Acetis che Berth Pichal, presidente e consulente pedagogico di Teda, hanno messo in evidenza il potenziale degli stereotipi comportamentali di molte persone con autismo, quasi sempre considerate come un limite.
In realtà queste modalità di funzionamento ben si adattano alla componente ripetitiva di molte attività lavorative e possono arrivare ad essere un punto di forza, così come possono diventare un tratto originale nell’attività artistica, pur non eliminando la necessità di nuovi stimoli e percorsi evolutivi nella vita delle persone con autismo.
Il “Capability Approach”, o “approccio capacitivo”, va oltre la visione utilitaristica ed economicistica dominante, a favore di una visione dell’attivita umana che valorizza il potenziale di ogni soggetto e che mira a produrre benessere e autorealizzazione.
Dalla ricerca basata su interviste a 53 famiglie di Torino e provincia (con un totale di 59 figli con diagnosi di autismo) emerge un quadro non proprio felice, sintetizzato dale ricercatrici Rossella Tisci e Stefania Bari, accompagnate dal responsabile di Arbor, Luca Streri.
Le richieste principali espresse riguardano salute, lavoro (64% degli intervistati), sicurezza, ricreazione, sport.
Solo il 10% delle persone con autismo lavora, il 50% non fa nulla, le altre studiano o frequentano laboratori di attività diverse ma, dicono le famiglie, senza una vera progettualità.
L’offerta pubblica di servizi dedicati é giudicata soddisfacente per qualità, ma poco accessibile e non sufficiente, con la conseguente necessità di integrarla ricorrendo all’offerta privata.
Massima preoccupazione per ogni famiglia è il “dopo di noi” ed il pregiudizio sociale che non vuole vedere le capacità dei loro figli, considerati perennemente “piccoli”.
In chiusura di audizione Streri chiede alla presidente Onofri e per iI suo tramite alla Città di istituire uno spazio di dialogo e di confronto permanente tra i soggetti chiamati ad occuparsi di autismo.

Nelle foto: Il logo della Fondazione Arbor; un'immagine del servizio Luna Park della Fondazione Teda.

S.L.

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