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La Corsa del Cuore

La corsa del cuore che si svolgerà il 24 settembre all’Ippodromo di Vinovo (TO) è uno dei tanti eventi che preludono alla giornata mondiale del Cuore del 29 settembre. La manifestazione, alla sua seconda edizione, è stata pensata per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di prendersi cura della propria salute e nello specifico del benessere cardiovascolare, migliorando il proprio stile di vita e dunque adottandone di corretti e cercando di svolgere regolarmente attività fisica.  

Cosa c’è di più semplice e bello che correre? «Lo sport è come il vino: nelle quantità giuste e nelle persone senza problemi, non fa male. Anzi, è sicuramente qualcosa che aiuta moltissimo il cuore. In pazienti che hanno determinate patologie, però, può contribuire ad aggravarle. Per questo è indispensabile che chiunque faccia sport si sottoponga a uno screening prima di svolgere qualsiasi attività fisica, anche moderata» tiene però a precisare il professor Fiorenzo Gaita, direttore Divisione universitaria Cardiologia Città della Salute e della Scienza di Torino e responsabile Cardiologia del J Medical. 

Corsa del cuore: cardioprotetta  

La corsa del Cuore è una gara non competitiva che si svolge su 5 km di percorso , aperta a tutti dalle mamme con i passeggini, alle persone afflitte da problemi cardiovascolari o respiratori, fino agli amici a 4 zampe, in virtù della collaborazione con la Federazione Italiana Sport Cinofili che renderà possibile una vera e propria dog endurance.  

Sarà cardioprotetta perché il personale organizzativo sarà munito di defibrillatori e presidieranno i tre punti di ristoro previsti lungo il percorso. Tutto il ricavato della manifestazione, inoltre, sarà devoluto all’acquisto di defibrillatori da donare e installare in luoghi di interesse pubblico: uno studio francese, a conferma dell’importanza di poterne disporre, ha sottolineato come poter avere un defibrillatore in un luogo pubblico aumenta enormemente le probabilità di sopravvivere a un eventuale arresto cardiaco.  

« Da anni lavoriamo per diffondere la cultura della defibrillazione precoce – sottolinea Marcello Segre, presidente dell’Associazione italiana Cuore e Rianimazione e di Piemonte Cuore – Le iniziative per la Giornata Mondiale del Cuore saranno l’occasione per continuare questo lavoro di sensibilizzazione e prevenzione. La lotta a cattiva alimentazione, sedentarietà, fumo e abuso di alcol, che agiscono in età molto precoci e in modo silente, rappresenta lo strumento migliore che abbiamo per proteggere le nostre vite ».  

Sempre sull’importanza di poter disporre di un defibrillatore nei luoghi pubblici interviene anche il professor Gaita che precisa: « Ben vengano gli eventi cardioprotetti. Attenzione però: è fondamentale lo screening pre attività sportiva, non solo per le gare agonistiche, ma anche per le manifestazioni non competitive e in generale per ogni tipo di sport, che sia la palestra, la partita di calcetto, o la passeggiata in montagna. Questo vale sia per i giovani sia per la fascia più pericolosa dei senior over 50, che spesso si credono sani e pensano di poter competere con i diciottenni ». 

Sport si ma con le dovute cautele  

Se è vero come lo è che fare sport è utile alla salute di tutti sia per prevenire le malattie sia per conviverci al meglio, è anche vero che lo sport va sempre fatto adottando tutte le dovute cautele del caso, come ribadisce fermamente e inequivocabilmente il professor Gaita: «Ognuno di noi ha un limite di attività fisica a cui può arrivare e questo va predeterminato e ben compreso.  

L’Italia è l’unico Paese al mondo dove per legge è il medico a definire l’idoneità sportiva di un atleta. Per capirne l’importanza basta sapere che negli Anni ’80 chi faceva sport aveva un rischio di mortalità due volte più alto del resto della popolazione. Dall’introduzione dell’idoneità sportiva, invece, chi fa sport muore di meno questo perché la medicina sportiva permette di individuare anche i soggetti che non sanno di essere a rischio, perché tutti sono obbligati a fare una visita e un elettrocardiogramma e, in casi sospetti, anche ulteriori controlli come la prova da sforzo, l’ecocardio, la risonanza magnetica e visite specialistiche.  

Ecco dunque- conclude il professor Gaita- che tutti possono fare sport anche un soggetto cardiopatico, tenendo ben presente però che una persona che ha avuto un infarto, con danno considerevole del muscolo cardiaco non può fare la maratona di Torino, ma questo non significa che non possa praticare attività fisica in modo salutare. Al contrario, esiste un vero e proprio iter terapeutico fisico nella riabilitazione cardiologica. Ad esempio la “regola del tre” ovvero tre volte alla settimana, tre chilometri in trenta minuti, anche se questa non è una regola generalizzabile. L’attività fisica di un cardiopatico va valutata attentamente, in centri idonei e con controlli specifici per definire tipo e quantità di sport praticabile, in sostanza è necessario predeterminare quanto esercizio può fare il paziente ». 

fonte: La Stampa online, di Angela Nanni