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Case della Salute: Torino prima metropoli a sperimentarle

Un nome dal buon sapore antico e beneugurante, “Casa della salute” ma, secondo i più perplessi di fronte a questa novità nella sanità piemontese, anche un po’ fiabesco. Per chi ci crede le “Case” saranno un luogo non vicino come l’ambulatorio del medico di base, ma neppure scomodo e tosto come un pronto soccorso congestionato.

Un presidio aperto almeno 12 ore al giorno a cui rivolgersi per accertamenti, cure alla cronicità e piccoli interventi ambulatoriali. Un luogo dove medici di base, specialisti, infermieri e assistenti sociali, accolgono e costruiscono percorsi di cura razionali.
Per altri invece, un servizio che nasce senza risorse

case della salute

case della salute aggiuntive e, è il timore di molti medici di base, che rischia di distoglierli dalla loro capillare presenza e attività di cura sul territorio, depotenziando gli ospedali, e generando ulteriore domanda di salute.
Per capire meglio, e per cercare un’interlocuzione efficace e a tutto campo tra il Comune di Torino e la Sanità regionale che avviando l’unificazione delle 2 Asl torinesi, lavora alla ricerca di efficientamento della filiera ospedaliera e all’istituzione delle Case della salute, Deborah Montalbano, presidente della commissione sanità del Comune, ha organizzato l’audizione del Direttore generale dell’Asl Città di Torino, Valerio Fabio Alberti.
Con lui, con i commissari, con l’assessora ai servizi sociali, Sonia Schellino, e con un’ampia rappresentanza di medici di famiglia, pro e contro vengono analizzati, nella mattinata del 13 luglio. Un riferimento concreto c’è: è quello della regione Emilia Romagna, dove di Case della salute, dal 2012, anno del varo della legge 189 che le istituisce, ne hanno aperte ben 84.
L’obiezione fondamentale è che una cosa sono i territori della provincia, aggregazioni di piccoli comuni con 15 o 20mila abitanti in tutto, lontani da presidi ospedalieri e spesso anche dagli ambulatori dei medici di famiglia, altra cosa è la capillare rete sanitaria, ospedaliera e territoriale della nostra Città.
“In quelle dell’Emilia Romagna si operano ambulatorialmente anche le cataratte e quindi le “Case” hanno un senso ben preciso – spiega il dottor Giovanni Boella – ma a Torino dove abbiamo tre reparti ospedalieri di oftalmologia no”.

case della salute E poi c’è il tema dell’informatizzazione: servirebbe una rete unificata tra ospedali, case della salute, medici di base, altrimenti la direzione e la gestione dei percorsi di cura la decide il paziente, rivolgendosi di volta dove ritiene, o addirittura la lotteria Sovracup indirizzando il paziente di volta in volta in questo o quel presidio, in base ai tempi di attesa. Succede così, e succederà ancora, spiega Boella, che i sanitari si trovino a intervenire senza conoscere la storia clinica del paziente e il precedente percorso di cura.
E poi “dove troveremo il tempo per garantire gli orari di apertura degli studi se dovremo lavorare anche nelle case della salute?”.
Una preoccupazione, questa, condivisa anche da Montalbano: “Non si sacrificheranno così gli ambulatori dei medici di base, obbligando i pazienti a lunghi spostamenti per andare poi ad affollare queste nuove strutture?”.

Di diverso avviso il dottor Marzio Uberti, che individua nella cronicità, nella multimorbilità e nella fragilità le condizioni che mettono maggiormente in difficoltà il medico di base. “Avere nella Casa della salute strumentazioni e colleghi specialisti sarebbe un fatto positivo”.
E proprio sulla cronicità insiste Alberti: “Occorre utilizzare le Case della salute per costruire percorsi diagnostico-terapeutici per le cronicità ad altissima diffusione: scompenso cardiaco, diabete, broncopeumopatie croniche ostruttive e demenza. Piccoli miglioramenti di salute su grandi numeri hanno un forte impatto positivo sulla salute pubblica”. E quanto alle risorse e all’informatizzazione “investiremo 2,1 MIO per attrezzare le Case a trattare le cronicità. Già entro la fine dell’anno ospedali e territorio saranno uniformati ed in rete per tutto ciò che concerne la radiologia”.
L’assessora Schellino ha da parte sua ribadito l’intenzione di incontrare entro fine mese, assieme alla commissione sanità del Comune, la commissione e l’assessore regionale alla sanità, per portare il contributo e le istanze dell’amministrazione torinese e dei cittadini che essa rappresenta e tutela.

Nelle fotografie:

– Una delle Case della salute realizzate in Emilia Romagna
– da sinistra: Alberti, Schellino, Montalbano
– Un momento dell’audizione

Fonte: CittAgorà Redazione: Polo Cittadino della Salute, Franco Fratto