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Dal calamaio al computer

di Umberto Magnoni
Direttore di ITER, Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile della Città di Torino

Il ventesimo secolo è il secolo che maggiormente ha prestato attenzione alla figura del bambino: è verso la fine del 1800 che nasce l’infanzia come età ben determinata, un’età da proteggere e separare dall’età adulta. Prima di allora c’era il bambino dentro il mondo adulto, senza alcuna attenzione alle informazioni che gli venivano date e ai suoi percorsi di crescita.
Scoprire dai documenti storici la storia della scuola torinese vuol dire ripercorrere i problemi pedagogici-didattici che si collegano agli avvenimenti passati.
Infatti, dall’esame dei programmi della scuola elementare dall’Unità in poi, si nota un’alternanza tra istruzione e educazione che continuerà fino ai giorni nostri, con un linguaggio pedagogico orientato di volta in volta ad una polarità filosofica psicologica che mira allo sviluppo della personalità (educazione) a cui si contrappone una visione scientifica e tecnologica che mira all’acquisizione di conoscenze e competenze (istruzione).
Significa, anche, scoprire l’identità di un territorio dove l’edificio scuola può diventare, in alcuni casi, punto di riferimento e elemento propulsivo per la costruzione di nuove borgate.
Vuol dire, però, anche ripercorrere la strada che porta da strutture di scuole a modello di caserma a edifici aperti con ampi spazi comuni e laboratori, dove a seguito di battaglie lunghe e difficili si innesca un rinnovamento sociale che conduce all’introduzione degli organi collegiali nelle scuole e a quel tentativo di gestione sociale che vede la partecipazione di diversi soggetti in una discussione ampia sul fare scuola.
Da questi movimenti nascono le innovazioni e sperimentazioni che caratterizzano l’odierno sistema scolastico.
Ma come veniva tratteggiata l’immagine dell’infanzia nei programmi scolastici?
Si passa da una visione spiritualista che caratterizza i programmi del 1860 e ‘67 a un atteggiamento positivista, dove conta il metodo dell’osservazione e dell’esperienza controllata, che trova il suo culmine nei programmi Gabelli del 1888 che richiamano l’attenzione sull’importanza del modo di pensare rispetto alla quantità di cognizioni apprese, che presto si dimenticano.
È una breve stagione, già con i programmi Baccelli del 1894 si torna a programmi diretti a promuovere ordine e disciplina per arrivare ai programmi Lombardo Radice del 1923, di ispirazione gentiliana, che riducendo la pedagogia a filosofia, vedono il bambino come soggetto estetico e creativo e lo mortificano in un’unione indissolubile con il maestro.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale arrivano i programmi “ponte” del 1945, che risentono dello spirito progressista della pedagogia di Dewey e che hanno una vita breve, infatti già nel 1955 vengono sostituiti dalle disposizioni di Ermini che riducono il bambino a un insieme di intuizione, fantasia e sentimento non in grado di elaborare un sapere organico.
Arriviamo così ai programmi del 1985 che, come afferma un noto pedagogista, per la prima volta hanno disegnato un modello di scuola dove le esigenze educative hanno avuto la meglio rispetto all’amministrativo.
Non possiamo non considerare che sono passati trent’anni dai precedenti programmi,  la scuola è stata scossa  da innovazioni pedagogiche che hanno aperto le sue porte al territorio, mentre all’interno la didattica dei laboratori ha riscoperto l’importanza dell’esperienza diretta per l’apprendimento.
Le esperienze innovatrici del tempo pieno, dei decreti delegati e il conseguente coinvolgimento delle famiglie nella gestione della scuola, l’integrazione degli alunni disabili e l’abbattimento delle barriere architettoniche hanno caratterizzato l’evoluzione sociale dell’istituzione scuola.
La nuova figura dell’infanzia vede il bambino della ragione e competente sostituirsi al bambino spirituale. Un bambino ecologico: ovvero a più dimensioni in grado di vivere in contesti molteplici e differenti che arriva a scuola già con un bagaglio di conoscenze acquisite che devono costituire il patrimonio culturale sul quale più docenti lavoreranno.


ITER è prodotto dalla Città di Torino e aggiornato dalla Istituzione Torinese per una Educazione Responsabile ,
in collaborazione con il Servizio Telematico Pubblico .
Copyright 2007 Città di Torino. Supplemento a STP, aut. Trib. di Torino n. 5059 del 19.09.97, dir. resp.: Franco Carcillo.
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