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La violenza di genere contro le donne è...

Pubblicato il 14.06.2016 (aggiornato il 11.04.2017) stampa

Fonte: Centro Antiviolenza della Città di Torino

Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner.

La violenza del partner o ex partner, viene nominata in modi diversi: violenza domestica, violenza coniugale o nelle relazioni di intimità. In Italia, si usa spesso la sigla IPV, mutuata dall’inglese Intimate Partner Violence per indicare questa tipologia di violenza. Essa comprende le violenze esercitate da fidanzato, amante, marito o convivente nei confronti di una donna all’interno di una relazione affettiva o di coppia.

Questo tipo di violenza rientra nell’accezione più ampia di violenza familiare nella quale è inclusa quella agita da un componente della famiglia nei confronti di un altro membro della stessa – adulto o minore che sia – cioè tutte quelle situazioni di grave pregiudizio dell’integrità fisica, psicologica o sessuale oppure della libertà di un componente qualsiasi del nucleo familiare causate da un altro componente della famiglia, legittima o naturale che sia.

Per esempio, le violenze agìte dal padre e dalla madre sui figli/e; dal figlio/a sui genitori; dal fratello sulla sorella; dal nonno sui/lle nipoti, ecc.; da chi ha compiti di cura e assiste un/una anziano/a o disabile.

La IPV non è un problema individuale, ma sociale. Non si può sconfiggere da soli. La violenza può venir meno solo se la società smette di tollerarla. Tutti sono implicati, sia a livello individuale che collettivo.

Per la donna che subisce maltrattamenti, la scelta di dire basta e chiudere definitivamente con la violenza, implica un percorso di consapevolezza rispetto a sé e al proprio compagno di vita. Quando sono presenti dei figli, questa decisione è spesso più difficile poiché si pensa di fare il loro bene mantenendo la relazione con il partner considerandoli impermeabili al clima di tensione e conflittualità che si vive in casa; essi si rivelano invece i più sensibili e gli effetti sono solitamente ben visibili se si è capaci di vederli.

La violenza nelle relazioni di intimità si realizza attraverso un modello di comportamento violento, dove un partner usa coercizione psicologica, economica, sessuale contro l’altro, ricorrendo anche alla violenza fisica o alle minacce. Le violenze vengono ripetute allo scopo di esercitare sulla partner un potere di controllo e sottomissione.

La violenza nelle relazioni di intimità è caratterizzata nella maggior parte dei casi dalla combinazione di forme specifiche di violenza, quali:

  

Violenza fisica

Per violenza fisica s’intende qualsiasi forma di aggressività o di maltrattamento contro la persona fisica o le cose di sua proprietà. Spesso mira a imporre con la forza un ruolo di sottomissione.

Si considerano violenza fisica comportamenti quali:

 

 Violenza sessuale

Si configura come autore di violenza sessuale chiunque con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali. Questi ultimi coprono uno spettro assai ampio di comportamenti che vanno dalla molestia allo sfruttamento sessuale, allo stupro:

 

  Violenza psicologica

Per violenza psicologica s’intendono attacchi diretti a colpire la dignità personale, forme di mancanza di rispetto, atteggiamenti volti a ribadire uno stato di subordinazione o di inferiorità della donna; spesso costituiscono violenze difficili da identificare, quali:

Il messaggio che passa attraverso il maltrattamento psicologico è che chi ne è oggetto è persona priva di valore. Ciò induce in qualche modo in chi lo subisce ad accettare in seguito anche comportamenti fisici violenti.

Le modalità di maltrattamento sono molteplici, alcuni esempi:

  

Violenza economica

Ogni forma di privazione o controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica di una persona. La repressione economica viene esercitata in modi diversi a seconda degli ambienti, ma in tutti i casi consiste nel togliere alla donna la sua autonomia.

Vi sono inclusi comportamenti quali:

 

  Stalking

Lo stalking è un insieme di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza, di controllo, di ricerca di contatto e di comunicazione, nei confronti di una vittima che risulta infastidita e/o preoccupata da tali attenzioni e comportamenti non graditi: telefonate, lettere, e-mail, doni, omaggi, appostamenti, sorveglianze, ricatti, minacce, ricerca di contatto.

Secondo il ricercatore B.H.Spitzberg, possiamo individuare alcune costanti nel comportamento dello stalker:

Non esiste una tipologia precisa di molestatori insistenti.

Spesso lo stalker non ha un disturbo psichiatrico, ma solo una patologia delle relazioni: non accetta il distacco implicito nella fine di un legame, né il rifiuto della vittima.

Uno dei maggiori fattori di rischio di atti persecutori perpetrati contro un ex partner è la mancata elaborazione di un lutto (50% dei casi). Poco conosciuto, ma molto frequente (circa la metà), è poi lo stalking compiuto in ambiti diversi da quelli affettivi: lavorativo, familiare (tra genitori e figli o viceversa), tra vicini di casa e scolastico, a riprova che il problema può riguardare tutti e investire qualsiasi fascia d’età.


 

 Violenza basata sull’onore e i matrimoni forzati

Per quanto riguarda la violenza basata sull’onore e i matrimoni forzati, ne sono esempi:


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