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Serie Fatti Luoghi Arte.
1835. Emergenze Cholera-Morbus

Copertina della pubblicazione a cura di Rosanna Roccia e Rosanna Maggio Serra
Saggio introduttivo di Franco Peradotto
Il Voto della Cittą alla Consolata

Questo volume inaugura, con una veste editoriale rinnovata, il filone di approfondimento della Collana "Atti consiliari. Serie storica", che intende focalizzare senza limiti temporali l’intreccio di "Fatti Luoghi Arte", ovvero l’interrelazione tra momenti significativi della vita cittadina, ambiti, ambienti ed esiti artistici.

Il tema prescelto per il primo libro di questo terzo settore, diciassettesimo volume della collana, è particolarmente interessante per il coinvolgimento delle istituzioni torinesi pubbliche e private, religiose e laiche, determinato nel 1835 da un’emergenza senza precedenti nella storia di Torino. In quell’anno il cholera-morbus , male subdolo e inarrestabile che rievocava il terrore antico della peste, dilagato rapidamente dall’Asia nella civilissima Europa seminando la morte, approdò a Torino. La Città mise in atto misure igieniche e sanitarie studiate con largo anticipo, istituì, non senza il contributo volontario degli esponenti dell’aristocrazia, una fitta rete assistenziale, allertò l’intero corpo medico e stabilì luoghi di "cura", o piuttosto di isolamento, onde limitare gli esiti letali della "misteriosa contagione". Deliberò, inoltre, un voto pubblico, ricordato dal bel quadro presente nella Sala Rossa del Palazzo di Città, alla Vergine Consolata, eletta ab antiquo patrona di Torino, che volle presentare in forma solenne ai piedi dell’icona taumaturgica custodita nel Santuario, luogo caro ai cittadini e meta secolare di pellegrinaggio del popolo dei devoti.

Dal 24 agosto alla prima decade di dicembre le statistiche ufficiali contarono nella capitale del Regno Sardo 349 casi di contagio e 220 decessi: numeri esigui se confrontati ad esempio con i 5974 casi di colera, di cui 3219 mortali, accertati a Genova.

L’Amministrazione torinese, che aveva svolto un’opera saggia ed efficiente, grata per il patrocinio celeste eseguì prontamente il voto, di cui è giunta a noi una testimonianza visibile e concreta: la colonna con la statua della Madonna innalzata ad Ovest del Santuario, primo in assoluto tra i monumenti eretti a Torino in spazi pubblici.

La realizzazione di questo arredo urbano testimone di fede pose problemi artistici, architettonici e urbanistici. Quattro artisti ruotarono intorno all’iniziativa dell’Amministrazione: un architetto lombardo, Ferdinando Caronesi, uno scultore torinese, Giuseppe Bogliani, un pittore, Amedeo Augero, e un medaglista, Gaspare Galeazzi, entrambi della provincia torinese. Seguirli nella loro carriera e nel lavoro per il monumento ha significato operare un affondo nella cultura artistica della nostra città nei primi anni di regno di Carlo Alberto, tra docenti e allievi di accademia, commitenze private e pubbliche, mostre personali, esposizioni, dibattiti. Si sono così precisati i rapporti che Torino intratteneva con le città italiane di più illustre tradizione artistica, quali Roma e Milano. Si sono inoltre visti al lavoro con efficacia manageriale i colti aristocratici subalpini incaricati della realizzazione del voto in dialettica collaborazione – non priva di qualche tratto autoritario – con l’architetto progettista.

La lettura della cospicua documentazione d’archivio ha evidenziato in ogni ambito un esemplare costume di lavoro, sia da parte dei titolari dell’Amministrazione sia da parte del funzionariato, di cui constatiamo ammirati la competenza, l’attenzione e la vigile difesa degli interessi pubblici. Le memorie scritte e iconografiche hanno consentito alle Autrici di tracciare percorsi inediti ricchi di suggestioni, con approfondimenti su molteplici aspetti: dall’igiene alla medicina, dall’arte alla rappresentazione della religiosità.

Da ultimo da un lato cito con riconoscenza Monsignor Franco Peradotto, Rettore del Santuario della Consolata, ma anche giornalista e soprattutto uomo di cultura per le belle pagine introduttive in cui alita un bisogno di soprannaturale, che può essere una delle chiavi interpretative di parte di questo libro, dall’altro faccio un plauso, di cuore, a Rosanna Roccia e Rosanna Maggio Serra per averci condotto, con maestria e competenza, lungo l’affascinante percorso di scoperta di una Torino della prima metà dell’Ottocento, una Torino che affrontò la terribile emergenza con determinazione, fiducia nel prossimo e formidabile spirito di coesione, sapendo esprimere i caratteri propri di una vera comunità.

Mauro Marino
Presidente del Consiglio Comunale di Torino

Torino, dicembre 2003


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