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1859-1864. Opere straordinarie per l’abbellimento di Torino capitale

Copertina della pubblicazione A cura di Vilma Fasoli

Con il diciottesimo volume della collana “Atti consiliari. Serie storica” si è voluto ritornare sull’analisi, oggi di grande attualità, di un periodo estremamente significativo per la storia della nostra Città. A fronte dei numerosi contributi critici che hanno approfondito la molteplicità dei significati politici e istituzionali che Torino ha assunto come prima capitale nella definizione dell’unità nazionale, questo lavoro apre una riflessione non tanto sugli ambiziosi progetti volti alla trasformazione fisica di Torino, quanto, soprattutto, sui problemi posti in gioco nella definizione del ruolo che essa era stata chiamata a rivestire.

Carica di “speranze e illusioni”, ma troppo presto sprofondata anche  “in una crisi di ruoli e di funzioni”,  Torino ha vissuto questa “epoca di transizione” attraverso lo svolgersi di un complesso dibattito sui temi di quel rinnovamento che la cultura europea dell’Ottocento inseguiva negli ideali di “progresso” e di “civiltà”. La Città si è quindi trovata a dover creare un nuovo equilibrio tra “tradizione” e “innovazione” e ciò è avvenuto, da un lato, mediante la realizzazione di opere tradizionali volte al miglioramento della viabilità e delle condizioni igieniche, dall’altro, mediante l’affidamento all’architettura pubblica del compito di disegnare nuovi scenari urbani, in un continuo cambio di scala,  dove fosse possibile attivare potenzialità nascoste e far interagire i protagonisti del rinnovamento.

Le proposte formulate attraverso i rappresentanti della comunità cittadina definiscono gli ambiti del confronto che si muove tra una maggiore autonomia decisionale rivendicata dall’amministrazione locale e una progettazione sovraordinata esercitata dal governo nazionale. E’ il riferimento ai principi di “utilità” e di “decoro” che li accomuna in un costante lavoro applicato alla città esistente.

Ritmo e densità di contenuti, che le sedute del Consiglio Comunale fanno registrare, manifestano un attivismo dei protagonisti, appartenenti all’élite urbana, tale da indurre un adattamento anche del ruolo del sindaco. La partecipazione allargata ai problemi della Città impone, infatti, una continua verifica di quel consenso acquisito, ma costantemente ravvivato dalla promessa di realizzazione di opere straordinarie per l’abbellimento della città e per l’adeguamento della sua immagine a un rango europeo.

Grazie alla sensibilità e alla precisione dell’Autrice, sarà assai agevole per i lettori cogliere i numerosi parallelismi con l’odierna realtà della nostra Città, nuovamente sollecitata a migliore anche il proprio aspetto “infrastrutturale” e architettonico per adeguarsi allo scenario internazionale in cui essa è chiamata a svolgere, ancora una volta, oggi come nei prossimi anni, un ruolo da protagonista.

Mauro M. Marino
Presidente del Consiglio Comunale di Torino
Torino, aprile 2004


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