Torino Turistica



I Santi Sociali di Torino
La Piccola Casa della Divina Provvidenza

Santi Sociali...

Torino e il Piemonte sono, come è noto, patria di grandi Santi Sociali.
Per avere un'idea della santità torinese dall'ottocento ad oggi possono essere di aiuto due immagini: quella di un grande affresco e quella della cerchia alpina che cinge Torino. Nell'affresco, non ogni elemento ha la stessa importanza, ma ogni elemento è importante per la bellezza d'insiema dell'opera. Così nella cerchia alpina, le vette acquistano tutta la loro possente bellezza anche grazie alla presenza di altre cime di media grandezza.
Noi incontriamo così, fra gli altri, San Giovanni Bosco, San Giuseppe, Benedetto Cottolengo, San Giuseppe Cafasso, Giulia Colbert di Barolo, Beato Faà di Bruno, San Leonardo, Beato Pier Giorgio Frassati, Beato Giuseppe Allamano.

San Giovanni Bosco (1815-1888)

Originario di Castelnuovo d'Asti, fin da fanciullo, congiunse ad una fede schietta, uno spirito ardentissimo di carità cristiana unito ad un senso pratico poco comune ed a una volontà di ferro al servizio di una chiara intellignenza. Intuì particolarmente i problemi dei giovani della Torino all'inizio della rivoluzione industriale con i connessi problemi sociali.
San Giovanni Bosco fondò a Torino nel 1864 la congregazione Salesiana ispirandosi ai principi evangelizzatori di San Francesco di Sales per cui i suoi seguaci furono detti Salesiani; in seguito aggiunse alla Congregazione maschile l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La sua instancabile attività fece sorgere in pochi decenni in Italia, e fuori, una fitta rete di ospizi, di collegi, di pensionati, di scuole, di laboratori e di ricreatori, che hanno ormai assunto un significato e una portata mondiale. La ragione del grande successo dell'apostolo della Gioventù, risiede principalmente nel fatto che Don Bosco voleva che i suoi oratori o centri ricreativi preparassero dei buoni cristiani e dei buoni cittadini; per questo desiderava che i suoi oratori fossero una famiglia, dove non solo si giocava, ma si imparava un mestiere e ad affrontare seriamente la vita.

San Giovanni Benedetto Cottolengo (1776-1842) e la Piccola Casa della Divina Provvidenza

Immagine di San Giovanni  Benedetto Cottolengo Nativo di Bra, San G. Benedetto Cottolengo, fu per nove anni canonico della chiesa del Corpus Domini in Torino. In questo periodo, un drammatico episodio venne a svelargli la sua vera vocazione: una povera donna ammalata e incinta era giunta a Torino diretta a Lione: l'ospedale dei tubercolotici non la voleva accogliere perchè incinta e l'ospizio di maternità nemmeno perchè malata.
Il Santo, davanti alla statua della Madonna delle Grazie posta sul lato destro nella Chiesa del Corpus Domini (già famosa per l'episodio del Miracolo Eucaristico di Torino del 1453), ebbe l'ispirazione di fondare un ricovero aperto a tutti da qualunque male afflitti, senza distinzione di razza o di religione. Cominciò così la sua opera e il 17 gennaio 1828, con quattro letti in poche stanze nella casa detta dalla volta rossa (dal colore del soffitto del portone d'ingresso), quasi davanti alla sua chiesa, inaugurava la sua prima infermeria.
I ricoverati divennero presto molti e già nel 1832 doveva trasferirsi nel quartiere Valdocco dando origine alla Piccola Casa della Divina Provvidenza.
I mezzi per l'immane opera furono quasi esclusivamente l'illimitata fiducia nella Divina Provvidenza, affiancata dalla costante preghiera e sacrificio; a nessuna miseria il Santo (poi sempre imitato dai suoi successori) rifiutò il suo aiuto, anche se ebbe a subire molte ostilità e incomprensioni.

Una piccola città nella grande città...

Oggi la Piccola Casa, denominata bonariamente dai torinesi il Cottolengo è un importante complesso di edifici dove tutto è lavoro, preghiera e carità; vi sono accolti alcune migliaia di ricoverati assistiti da religiose e anche da volontari di ambo i sessi. La sua struttura è divisa in varie famiglie, ciascuna delle quali ha una propria funzione; alcune attendono ai lavori, altre alla cura degli infermi; in questa cittadella della carità sono pure funzionanti i più moderni sistemi di cucine-mensa e assistenza. Numerosi medici torinesi prestano la loro opera gratuitamente e possono applicare i più moderni mezzi di cura. L'attività infermieristica è svolta prevalentemente dalle Famiglie della Carità che si dedicano in modo encomiabile all'assistenza dei ricoverati per amor di Dio e del prossimo. Lo sviluppo della Piccola Casa è stato prodigioso: attualmente si contano oltre 100 case sparse in Italia e all'estero.

San Giuseppe Cafasso(1811-1860)

Castelnuovese, fu l'apostolo delle prigioni e il confortatore dei condannati a morte per cui venne anche detto il prete della forca. È il patrono dei cappellani delle carceri. All'incrocio tra corsi Regina Magherita, Principe Eugenio e Valdocco, (detto Rondò della forca) a sua memoria è stato eretto un monumento.

Giulia Colbert Marchesa di Barolo (1785-1864)

Di origine francese, discendente dal ministro Colbert, sposò forse l'uomo più ricco del Piemonte: Tancredi Falletti di Barolo. Stabilitasi a Torino nel 1814, per cinquant'anni spese il suo immenso patrimonio, il suo tempo e le sue forze in opere di carità, di grande rilievo sociale e pionieristiche particolarmente nel campo delle riforme carcerarie.
Figura limpida ed eccezionale di donna, fondò e sostenne vari istituti assistenziali fra i quali (con il marito, anch'egli eccezionale per cultura, fede e sensibilità sociale) il primo asilo infantile a Torino. Per l'abnegazione dimostrata durante il colera del 1835 a Torino meritò dal Governo la medaglia d'oro di benemerenza.

Beato Francesco Faà di Bruno(1825-1888)

Fu ufficiale dell'esercito del Regno Sardo-Piemontese, uomo di grande cultura e insigne benefattore sociale, soprattutto perchè nel 1858, nel popolare quartiere San Donato, fondò l'Opera Santa Zita, per l'assistenza e la promozione delle domestiche.

San Leonardo Murialdo(1828-1900)

Di estrazione aristocratica, collaborò con don Bosco, occupandosi negli ultimi decenni dell'ottocento particolarmente della gioventù. Nel 1866 accettò la direzione dell'Istituto Artigianelli e nel 1873 fondò la Congregazione di San Giuseppe. Anticipò nel suo insegnamento la dottrina sociale della Chiesa.

Beato Giuseppe Allamano(1851-1926)

Sacerdote, uomo di grande pietà e di vita austera; fu direttore spirituale del seminario di Torino e per quaranta anni rettore del Santuario della Consolata; fondò nel 1901 la Congregazione dei Missionari della Consolata (che attualmente conta oltre 2000 religiosi) impegnati in molti paesi del terzo mondo.

Beato Pier Giorgio Frassati(1901-1925)

Appartenente ad una famiglia dell'alta borghesia torinese, operò, non per motivi ideologici ma evangelici, la scelta dei poveri. Giovane di fede adamantina si impegnò nell'Azione Cattolica e in varie associazioni. Visse la sua fede con gioia, prodigandosi per gli altri, specialmente per i più poveri che serviva come confratello della San Vincenzo. Morì di poliomelite fulminante, probabilmente contratta nelle visite ai malati, alla vigilia della laurea in ingegneria.

Torino, che ha fama anche di città della magia, è dunque città di Santi; Santi Sociali, ossia costruttori di opere di carità. Essi sono vissuti in mezzo alla gente, ai cui bisogni hanno risposto con concretezza tipicamente subalpina, trovando nell'amore di Dio la sorgente inesauribile della loro infaticabile dedizione al prossimo.