Parlare di "residenze Sabaude in Piemonte" è argomento vastissimo; basti considerare, che ne sono state classificate, pur nella loro diversa importanza ben 62! Molte sono le trattazioni e di notevole pregio che illustrano tali dimore. Noi, in questa sede, considerato anche la limitatezza dello spazio, tralasceremo quelle in Torino (Palazzo Reale, Palazzo Madama, Palazzo Carignano, Castello del Valentino, ecc.) e daremo un breve e modesto cenno alle più importanti che fanno corona al capoluogo torinese, sperando di suscitare interesse per una loro visita o rivisita e contribuire un poco a ridare ai nostri concittadini l'orgoglio della propria storia e la conoscenza delle grandi tradizioni della capitale subalpina.
Il monumentale complesso alle porte di Torino, già definito la piccola
Versailles dei duchi di Savoia, fu edificato a partire dal 1658 per volontà
del duca Carlo Emanuele II. Fu un simbolo dello sfarzo dei Savoia; reca
le importanti firme del barocco piemontese degli architetti Amedeo di Castellamonte,
Michelangelo Garove e Filippo Juvarra. I capolavori più notevoli
sono la galleria di Diana e la chiesa di Sant'Uberto nonché il padiglione
Garovaniano e il torrione progettato da Benedetto Alfieri. Il tutto, anticamente,
era compreso in un perimetro di circa 30 km con giardini, viali, boschetti,
statue, confinante con la grande tenuta reale della Mandria (ora in parte
visitabile).
Ebbe sovente vita travagliata. Nel 1693 le truppe francesi del Maresciallo
Catinat la distrussero in buona parte. Fu ricostruita ed ebbe frequentazioni
festose fino a quando i Savoia non preferirono la nuova "delizia"
di Stupinigi.
Attualmente è visitabile la parte restaurata e sono in programma
attività espositive e concertistiche.
Questo imponente avamposto in posizione panoramica a Sud di Torino, costruito
prima del 1200, fu roccaforte del comune di Moncalieri, poi degli Acaia
e infine dei Savoia. Jolanda di Valois, consorte di Amedeo IX, fu l'ispiratrice
di un primo ampliamento con le torri angolari.
Passò a splendida vita fra Seicento e Settecento per opera di Carlo
e Amedeo di Castellamonte, dello Juvarra e di Benedetto Alfieri.
Alla fine del Settecento, sotto il regno di Vittorio Amedeo III con l'architetto
Francesco Martinez assunse le caratteristiche attuali; alla sua regale sontuosità
contribuirono i pittori Michele A. Rapous e Angelo A. Cignaroli (figlio
di Vittorio) nonché mobilieri insigni come Giuseppe
Bonzanigo e Pietro Piffetti. Ebbe anche travagliate vicende storiche.
Vittorio Emanuele II lo fece restaurare nella seconda metà dell'ottocento.
E' dimora fervida di memorie: qui nel 1475 fu firmato il "trattato
di Moncalieri" fra Carlo di Borgogna e Galeazzo Sforza; il "Padre
della Patria" firmò, dopo l'abdicazione di Carlo Alberto avvenuta
nel 1849, il proclama ispirato da Massimo d'Azeglio.
Meritevoli di visita sono gli appartamenti reali, con i ricordi di Vittorio
Emanuele II, di Maria Clotilde e di Maria Letizia di Savoia.
Attualmente è anche sede del I° Battaglione dell'Arma dei Carabinieri.
E' situato su un colle morenico e ha origini antichissime, risalenti al
medioevo; nel '400 è fortezza con un Savoia, il Conte Verde.
Emanuele Filiberto vi soggiorna nel 1562, poi il figlio Carlo Emanuele la
trasforma in "delizia" con un progetto di Carlo di Castellamonte;
semidistrutto nel 1693 dalle armate Francesi, Vittorio Amedeo II affida
la ricostruzione all'architetto Michelangelo Garove che muore prima di completarla.
Tocca a Filippo Juvarra continuare l'opera con l'incarico di creare un simbolo
della magnificenza reale dei Savoia poi interrotta per difficoltà
economiche. Parecchie sale conservano ancora gli affreschi di Isidoro Bianchi,
l'appartamento del Re ha decorazioni di Filippo Juvarra e quello del Principe
di Piemonte gli affreschi di Giovan Battista Van Loo e gli stucchi del Luganese
Piero Somasso.
Attualmente è adibito a Museo d'Arte contemporanea ed esposizioni
temporanee.
Nel '600 era una fortezza circondata da un fossato con quattro torrioni
e un mastio. Fu abitato dai marchesi di Saluzzo, dai principi d'Acaia e
poi dai conti di Racconigi. Nel 1675 Guarino Guarini lo trasformò
in residenza su incarico di Emanuele Filiberto di Savoia Carignano. Carlo
Alberto nel 1845 fa ampliare la facciata con due bassi padiglioni a torre
dall'architetto Ernesto Melano.
Notevoli sono i suoi interni, particolarmente il salone di Diana disegnato
da Giovanni Battista Bona e adornati con stucchi di Giuseppe Boliva.
E' visitabile previo appuntamento telefonico al n.0172/84005. Nella parte
retrostante ha un grande parco.
Fu roccaforte medievale; nel '600 Filippo di San Martino, all'apice della
sua fortuna mondana e politica (era intimo di Madama Reale e suo consigliere),
volle fare di Agliè un gioiello capace di competere con le residenze
patrizie che costellavano la piana di Torino. L'artefice fu Amedeo di Castellamonte.
Poi iniziò la decadenza; fu anche spogliato e devastato dai francesi
nel 1706. Carlo Emanuele III lo acquistò nel 1764 per donarlo al
figlio Benedetto Maurizio che lo fece ampliare su progetto di Ignazio Birago
da Borgaro. Il magnifico parco che lo circonda è ricordato spesso
dal poeta Guido Gozzano.
Successivamente il castello passò in eredità a Carlo Felice,
ma fu la regina Maria Cristina a lasciare la sua impronta con la raccolta
archeologica della Sala Tuscolana, gli arredi e i dipinti di ispirazione
storica.
Nel 1939, con l'acquisto da parte dello stato, il castello di Agliè
ha conosciuto un altro lungo periodo di abbandono e degrado dal quale si
sta riprendendo in questi ultimi anni. Il castello è visitabile unitamente
al magnifico parco. (telefono n. 0124/330102).

Venne
edificato su incarico di Vittorio Amedeo II nel 1729 da Filippo Juvarra.
E' la dimora Sabauda più gradevole e meglio conservata. Lo Juvarra
escogitò l'inconsueta pianta stellare con un salone ellittico al
centro e quattro bracci a croce di Sant'Andrea; i successivi ampliamenti
con prolungamento del parco e dei bracci in direzione di Torino furono opera
degli architetti Prinotto Birago di Borgaro e Antonio Bo (1767-1777).
Molti noti artisti lavorarono a Stupinigi fra i quali i pittori veneti Giuseppe
e Domenico Valeriani (1732) per il trionfo di Diana nel Salone centrale
(che ha pure un magnifico lampadario di Murano del peso 1400 kg.); Carlo
Andrea Van Loo affrescò la camera della Regina e Giovanni Battista
Crosato affrescò l'anticappella, Cignaroli e altri dipinsero (1770-1777)
le scene di caccia e di svago nella sala degli scudieri.
Il cervo di bronzo che adorna il culmine della palazzina è opera
dello Scultore torinese Francesco Ladatte. La palazzina ospita il Museo
dell'Arredamento e dell'Ammobiliamento artistico con opere di grandi maestri
ebanisti piemontesi come Prinotto e Piffetti.
Fu realizzata a partire dal 1620 dall'architetto Carlo di Castellamonte
su commissione del Cardinale Maurizio di Savoia. Questa dimora addossata
alle prime propagini della collina torinese è disposta su cinque
livelli con una serie di terrazze belvedere aperte sul panorama della città
e delle Alpi; aveva uno stupendo giardino.
Il cardinale Maurizio, coltissimo e mecenate fondò a Torino fra le
delizie della Villa, l'Accademia dei Solinghi, i cui esercizi da buoni torinesi,
non consistevano "nel recitar sonetti e madrigali" bensì
"in ricerche filosofiche, in dottissime disquisizioni e in ricerche
matematiche".
Nel tempo, alla Villa vi lavorarono Amedeo di Castellamonte, Filippo Juvarra
e Giovanni Baroni di Savigliano.
La Villa fu dimora prediletta del Cardinal Maurizio, poi delle sovrane Anna
d'Orlèans, consorte di Vittorio Amedeo II, e di Maria Antonia Borbone
sposa di Vittorio Amedeo III: di qui il nome della dimora è rimasto.
Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale è stata
acquistata dalla Provincia di Torino per ospitare, in futuro, mostre e attività
culturali. E' in fase di restauro.