Il termine Minusiere, di origine francese, è da sempre, in Piemonte,
sinonimo di falegname nel minuto, cioè di fino, in contrapposizione
al mastro di grosseria ovvero il carpentiere; storia e geografia hanno sempre
legato il Piemonte alla Francia e quindi sovente tecnica e terminologia
del legno sono qui parenti di quelli francesi.
L'Università dei Minusieri di Torino nasce nel 1636;
è una data simbolica in quanto l'Università quale organismo
di regolazione professionale preesisteva forse dal 1200. Il più antico
tra i documenti che ci sono conservati e che tradizionalmente si considera
l'atto ufficiale di nascita dell'Università dei Minusieri, Ebanisti
e Mastri di Carrozza di Torino è l'istrumento del 7 luglio 1636 per
acquisto di una cappella (la prima entrando a sinistra) nella Chiesa conventuale
parrocchiale di S.Maria di Piazza in vicolo S. Maria a Torino.
Tale chiesa era retta dai Padri Carmelitani e alla convenzione notarile
del 7 luglio 1636 presenziò il Capitolo presieduto dal Priore Rev.
Padre Domenico di S. Maria. Dall'altra parte stavano venti minusieri, con
il loro sindaco Giovanni Battista Truccone.
La cappella in questione era destinata dalla Compagnia dei Minusieri a esercizi
di devozione in particolare nei giorni dei SS. Giuseppe et Anna loro particolari
protettori...
I minusieri si impegnavano a fondare, accomodare et abbellire la cappella
, provvedendola di un bel quadro (attualmente è la Sacra Famiglia
di Mattia Franceschini, pittore torinese allievo del Beaumont), di cancellata,
paramenti e suppellettili ed a pagare in tre anni cinquanta lire d'argento
da venti soldi l'una.
Questo accordo del 1636 con i padri Carmelitani di S.Maria di Piazza è
importante non solo come atto di nascita simbolico della Società
dei Minusieri ma come prova evidente della sua preesistenza. Il documento,
in realtà, attesta che un organismo di categoria dei minusieri era
anteriore a quegli anni, debitamente organizzato per agire giuridicamente
in nome e per conto della Compagnia.
Il documento è interessante anche sul piano della storia religiosa di Torino,
in quanto atto costitutivo di uno dei molti patronati su luoghi di culto e cappelle
ad opera di associazioni di arti, mestieri e confraternite.
All'epoca infatti le varie compagnie di arti e mestieri avevano ognuna un santo
patrono con cappelle nelle varie chiese della città; in Duomo: i
Pittori e Scultori, i Chirurghi, i Calzolai, gli Orefici, i Panificatori
riuniti nella Compagnia di S. Luca; nel complesso dei Gesuiti in via Dora
Grossa (attuale via Garibaldi): i Banchieri, i Negozianti, i Mercanti, i
Nobili e gli Avvocati; in S. Francesco: i Sarti, i Serraglieri, i Maestri
da Muro, gli Scalpellini e gli Stuccatori luganesi, gli Speziali e i Notai.
Per altro la normativa più antica, mediante la quale i Minusieri torinesi
disciplinano con approvazione sovrana la propria attività, risale a metà
seicento; con un documento del 30 settembre 1654 essi sottopongono a Carlo Emanuele
II un memoriale articolato in quattro punti perchè il Duca li approvi uno
per uno e li renda così operanti con lettere patenti. Il motivo dichiarato
che muove i supplicanti è quello di... servire al pubblico e ai particolari
con quella qualità che si richiede in tal arte, senza doglianze tanto de'
cittadini, che tra di loro medesimi... In realtà è trasparente l'intento
di arginare gli abusivi e di procurarsi una giurisdizione speciale per le cont
roversie di lavoro.
Nell'ambito degli artigiani del legno, a fianco dei Minusieri, vi sono gli
Ebanisti; questi possono definirsi specialisti nella lavorazione dei mobili
ad intarsio in ebano ed in altri legni pregiati e costituiscono una ristretta
élite; infatti in età barocca l'ebanista è l'erede
dell'antica arte della tarsia consistente nella connettitura di legni diversi
a formare raffigurazioni a similitudine del mosaico e della pittura, come
dice il Vasari, che definisce la tarsia mosaico di legname.
Le arti e i mestieri torinesi pur affondando le loro radici nel trecento,
hanno nel 1600, 700, e 800 i secoli in cui i Minusieri e gli Ebanisti torinesi
e piemontesi esprimono la più elevata misura della loro creatività,
anzi, sono secoli per i quali si può parlare più propriamente
di mobile piemontese.
Magnifiche immagini del mobile piemontese sono visibili in antiche chiese,
musei, edifici pubblici storici e particolarmente nelle molte residenze
sabaude in Torino e in Piemonte; alcuni grandi architetti hanno ispirato
l'arte del mobile piemontese: basti pensare a Filippo Juvarra, Benedetto
Alfieri, il Tavigliano, il Randone, Pelagio Pelagi ed altri.
L'Università dei Minusieri cessa ufficialmente di
esistere nel 1844 quando Carlo Alberto abolisce le corporazioni. Attualmente
la Società dei maestri lagnaiuoli, ebanisti e carrozzai
di Torino con i suoi 248 soci è l'erede spirituale di quell'Università;
ha tuttora sede in vicolo Santa Maria 7, dove sono conservati vari cimeli
ed è aperta al pubblico una volta all'anno, in ricorrenza della tradizionale
festa, il 19 marzo, in onore di San Giusepe patrono dei falegnami.
È prevista prossima l'apertura presso Torino (nella Palazzina di
Stupinigi) del Museo dei Minusieri in cui verranno trasferiti tutti i pezzi
di collezioni già precedentemente esposti alla Biblioteca Nazionale
di Torino e in altre sedi.