L'architettura
di Torino è conosciuta soprattutto per il barocco delle sue grandi
residenze sabaude ma fra la fine dell'800 e l'inizio del' 900 ebbe pure
grande sviluppo lo stile detto Liberty o Floreale, più conosciuto
internazionalmente come Art Noveau, tanto che tuttora ne
è considerata la capitale italiana.
Questo stile estroso giunto da oltralpe assunse diversi nomi in relazione
alle nazioni in cui si sviluppò.
Il nome Liberty è derivato da Arthur Liberty proprietario
di una grande ditta di arredamenti inglese che trattò prima prodotti
orientali, poi passò a diffondere oggetti del nuovo stile e in Italia
ebbe particolare fortuna.
Liberty con la sua ambiguità di significato pareva esprimere libertà
di ispirazione e sogno di tutte le arti decorative: dall'architettura alla
scultura, dai manifesti pubblicitari all'arredamento con mobili soprammobili,
vetrate, inferriate, argenterie, manufatti in ceramica, tessuti e oggettistica
in genere. Le idee del Liberty sono tratte prevalentemente dal regno vegetale
e dalla zoologia; sovente forme e oggetti sembrano elementi evocatori di
fiori, farfalle e altri animali.
La diffusione in Italia prese corpo attorno alle riviste Emporium e Arte
Decorativa Moderna stampate a Torino e fu incoraggiata dalla grande Esposizione
Internazionale Industriale ed Artistica Torinese del 1884, dalle
Esposizioni di Architettura Moderna pure torinesi del 1890, del 1902 e del
1911.
In queste brevi note accenneremo solo ai principali ingegneri e architetti
che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo del Liberty architettonico.
Il maggiore protagonista fu sicuramente Pietro Fenoglio:
progettò un centinaio di edifici in Torino. I suoi più noti
capolavori per l'originalità stilistica sono considerati : casa sua
(La Fleur - 1902) in Cs. Francia angolo via Principi d'Acaia 11, seguono
casa Maciotta (1904) in Cs. Francia 32 (1904), ville Scott (1902) in Cs.
Giovanni Lanza 57, casa Rossi Galateri in via Passalacqua 14 (1903), casa
Boffa via Papacino 4 (1903) e la casa Balbis di via Balbis 1 (1905).
Di Giovanni Battista Benazzo è casa Tasca in via
Beaumont 3 ang. via Piffetti (1903); di Gottardo Gussoni sono il villino
Ruby in Cs. Francia 8 (1901 con P. Fenoglio) e i palazzi di via Duchessa
Jolanda 17, 19 e 21 ang. via Collegno e via Palmieri (1914); di Giovanni
Gribodo sono le case di via P. Piffetti 3, 5, 10 e 12 (1908); di Antonio
Vandone è il capolavoro di casa Maffei in Cs. Montevecchio 50 (1905)
(con ferri battuti di Antonio Mazzucchelli); di Annibale Rigotti è
la casa di via Vassalli Eandi 18 (1908); di Carlo Ceppi di formazione eclettica,
son le case Bellia in via Pietro Micca 4, 6 e 8 (1895); poi fra i tanti
altri ricordiamo ancora: E. Bonelli, A. Premoli, R. D'Aronco e C. Dolza.
A Torino il Liberty seppur diffuso in parecchi quartieri, ebbe la maggior
fioritura nelle zone inizio di corso Francia, di via Duchessa Jolanda, di
via Papacino, di Cs. Galileo Ferraris, in corso Montevecchio, in via Madama
Cristina, in via S. Francesco d'Assisi, nella zona precollinare (corso G.
Lanza, corso Fiume) e nel Cimitero Monumentale con opere di L. Bistolfi,
G. Casanova, D. Calandra, E. Rubino, A. Vandone e A. Mazzucchelli.
Noti per questo stile sono pure alcuni celebri caffè del centro storico:
Mulassano (1904), Torino (1903) e Baratti (restyling 1909).