L'origine
del Parco Nazionale del Gran Paradiso è legata alle Lettere Patenti
del 1821 promulgate dal Governo Piemontese le quali proibivano la caccia
allo stambecco: si erano ridotti a meno di 90 esemplari.
Nel 1856 le diverse di caccia dell'area del Gran Paradiso vennero unificate
in una sola e nel 1919 il Re Vittorio Emanuele III la donò allo Stato
per la costituzione del Parco Nazionale.
L'Ente Parco Nazionale del Gran Paradiso è stato costituito con Regio
decreto del 3 dicembre 1922, ha sede a Torino e un ufficio amministrativo
ad Aosta. Oltre al personale di gestione ha un corpo di vigilanza (l'erede
delle vecchie "guardie reali") costituito da una settantina di
unità per la sorveglianza del Parco durante tutto l'anno.
Il Parco, primo per istituzione in Italia, è posto in territorio
a cavallo fra la provincia di Torino (vallate dell'Orco e Soana) e la Val
d'Aosta (Valli di Cogne, Savarenche, Rhèmes) su un'area di circa
70.000 ettari dominati dalla grandiosità del massiccio gruppo del
Gran Paradiso (m. 4061).
Suo scopo è difendere, oltre la bellezza del paesaggio, la fauna,
la flora e preservare le formazioni geologiche; complessivamente interessa
i territori di 13 comuni (6 in provincia di Torino e 7 in Val d'Aosta) e
confina ad ovest con il Parco Nazionale Francese della Vanoise con cui forma
una grande area protetta estesa su 123.000 ettari.
Lo stambecco (Capra ibex) è l'animale simbolo del Parco Nazionale
del Gran Paradiso; questo robusto e frugale animale può raggiungere
l'altezza di 90 cm. al garrese e un peso di oltre il quintale, le superbe
corna dei maschi possono raggiungere il metro di lunghezza ; è possibile
stabilire l'età dell'animale contando i cerchi sulla parte posteriore
delle corna, ad ogni cerchio corrisponde un anno. Gli stambecchi vivono
in branchi, con femmine e piccoli separati dai maschi adulti. I piccoli
nascono in giugno dopo circa sei mesi di gestazione. La sua vita media è
di circa 15 anni.
Il numero degli stambecchi presenti nell'area del Parco ha subito notevoli
fluttuazioni: da una novantina presenti alle Regie Patenti (1821), si arriva
a 2.300 (alla istituzione del Parco nel 1922) e a 3.865 nel 1933 quando
l'Amministrazione venne centralizzata a Roma.
Dopo l'ultima guerra si raggiunge di nuovo un minimo storico, con appena
419 capi. Con la ricostituzione nel 1947 dell'Ente Parco a Torino, si ha
una buona ripresa e si arriva a 3.822 capi nel 1962, ma il rigido invernodi
quell'anno ne uccide 1.500. Segue una ripresa fino al 1976, con 3.760 capi,
quando l'inverno fa una nuova decimazione. Dopo tale data, grazie anche
ad inverni più miti, il numero è in continuo aumento e oggi
si contano oltre 5.400 stambecchi.
Il Parco ha anche condotto una notevole serie di reintroduzioni di questo
animale in tutto l'arco alpino, creando 25 nuove colonie in attiva espansione.
Seppur lo stambecco sia la specie più significativa, la fauna del
Parco è notevolmente ricca anche di altre specie: più di 7.000
camosci (più piccoli degli stambecchi e con corna a tipica conformazione
ad uncino), oltre 10.000 marmotte, poi ermellini, scoiattoli, donnole, faine,
martore, tassi, lepri bianche, arvicole e volpi.
Nell' avifauna spiccano oltre 10 coppie di aquile reali e molte altre specie
di volatili. Da qualche anno ha fatto la sua ricomparsa l'avvoltoio degli
agnelli.
Anche la flora del Parco è ricca e interessante: sul territorio si
ha una fascia iniziale di boschi inferiormente di faggio e castano, poi
più in alto di larice, abete rosso, e pino cembro.
Ampiamente diffusi sono i pascoli alpini con ricchissime fioriture estive
che includono alcune specie vegetali relitte delle grandi glaciazioni.
Nel 1955 in Valnontey (Cogne) il Parco ha istituito un Giardino Botanico Alpino in cui sono raccolte le specie più significative delle Alpi Occidentali. Nel Giardino sono ricostruiti numerosi ambienti naturali che permettono al visitatore di conoscere le piante come vivono in natura presentando oltre 1.500 specie. E' prossima l'apertura di una altro Giardino Botanico a Campiglia (Val Soana).
Da Torino in poco più di un'ora di macchina (passando da Pont Canavese)
si possono raggiungere alcune sue interessantissime località.
Il territorio del Parco è percorso da poche strade asfaltate ma è
ricco di oltre 150 km. di vecchie strade "reali" (amoie mulattiere
che lo percorrono completamente da Champorcher a Cogne, a Valsavaranche,
al Colle dei Nivolet, a Ceresole, a Noasca) oltre ad una rete di circa 300
km di sentieri, molti dei quali in buono stato di conservazione (vedere
cartina del parco).
Naturalmente l'invito a tutti è di abbandonare l'automobile e seguire
i vari itinerari a piedi: si riuscirà in tal modo ad avere un contatto
diretto con la natura e a conoscere piante e animali dal vivo.
Curiosità: nel Parco, a Ceresole Reale come ricorda
una lapide, il poeta Giosuè Carducci, nel 1890, al cospetto delle
cime del gruppo delle Lavanne, (le "dentate scintillanti vette"),
compose l'ode "Piemonte".
Citiamo per concludere una sintesi dello scrittore alpinista Samivel: "Il
Parco Nazionale protegge contro l'ignoranza e i vandalismi, beni e ricchezze
che appartengono a tutti/ Qui lo spazio, qui l'aria pura, qui il silenzio/
Il regno della natura intatta e degli animali selvatici/ La debolezza ha
paura di grandi spazi/ La stupidità ha paura del silenzio/ Aprite
gli occhi e le orecchie, chiudete le radioline niente rumori, niente grida,
niente clacson/ Ascoltate la musica delle montagne!".