Contemporary Arts Torino Piemonte è il marchio promosso dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino e che raggruppa tutti gli appuntamenti autunnali finalizzati alla valorizzazione delle arti espressive contemporanee.
Una della iniziative di maggiore visibilità è sicuramente Luci d’Artista. Le opere di questa undicesima edizione sono di Mario Airò con Cosmometrie in piazza Castello, Vasco Are con Vele di natale in Largo Borgo Dora, Enrica Borghi con Palle di Neve in via Lagrange, Daniel Buren con Tappeto Volante in Piazza Palazzo di Città, Nicola De Maria con Il Regno dei Fiori…in Piazza San Carlo, Richi Ferrero con Lucedotto in corso Lecce angolo corso Regina Margherita, Jeppe Hein con Illuminate Benches in Piazza Vittorio Veneto, Rebecca Horn con Piccoli Spiriti Blu al Monte dei Cappuccini, Joseph Kosuth con Doppio Passaggio ai Murazzi, Qingyun Ma con Neongraphy alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in via Modane, Luigi Mainolfi con Luì e l’arte di andare nel bosco in via Garibaldi, Mario Merz con Il volo dei numeri alla Mole Antonelliana, Mario Molinari con Concerto di parole ai Giardini Reali, Luigi Nervo con Vento solare in Piazzetta Mollino, Mimmo Paladino con Schegge di luce alla Palazzina Fiat di corso Agnelli, Giulio Paolini con Palomar in via Po, Michelangelo Pistoletto con Amare le differenze a Porta Palazzo, Noi di Luigi Stoisa in via Nizza e Gilberto Zorio con Luce, fontana, ruota nel Laghetto di Italia '61.
Quest’anno oltre alle luminarie di Luci d’Artista si possono ammirare anche le opere di Alberto De Braud con Newton Twins alle Porte Palatine, nell’aiuola Secondo Pia e di Franco Gervasio con Il futuro ha buona memoria al cortile del Maglio.
Il luminoso gemellaggio artistico tra la Città di Torino e la Città di Salerno intrapreso nel 2006 continua anche nel 2008/2009. In concomitanza con l’iniziativa culturale locale Notti di Luce nella città campana vengono esposte dall’8 novembre 2008 al 18 gennaio 2009 le opere di Francesco Casorati con Volo su… e di Domenico Luca Pannoli con L’amore non fa rumore (maggiori informazioni su www.comune.salerno.it).
Per informazioni Numero Verde della Vetrina Torinocultura: 800 329 329
Piazza Castello - Portici antistanti al Teatro Regio
Mario Airò è nato nel 1961 a Pavia. Vive e lavora in Toscana.
Il lavoro di Airò nasce da quello che l’artista definisce un “vagabondare”,
inteso come l’esperienza di qualcuno che si muove e parla attraverso le
cose che incontra, evitando qualsiasi tipo di chiusura intellettuale e formale.
Le sue opere nascono da un’ampia gamma di riferimenti culturali che includono
la letteratura, il cinema, la storia dell’arte ed elementi appartenenti
al nostro quotidiano.
Quarantadue disegni di Giordano Bruno, tratti dal libro “Articuli 160
adversus mathematicos”, sono proiettati sulla pavimentazione dei portici
antistanti al Teatro Regio. La produzione grafica di Giordano Bruno è qui
ripresa dall’artista per sottolineare il valore conoscitivo delle immagini
Via Borgo Dora
Vasco Are (Castelletto Stura, Cuneo 1943 – Torino 2001). Ha iniziato
la sua attività di ricerca artistica negli anni sessanta esprimendosi
con estrema versatilità nei più svariati campi, dalla poesia
alla pittura, dalla scultura alla realizzazione di film e documentari.
La struttura dell’opera di Are è composta da un telaio triangolare
di legno, con all’interno una rete di supporto a maglia esagonale, decorata
con frammenti di plexiglas multicolori: rosso, giallo, verde, arancio, blu,
rifrangenti alla luce. Sono le Vele di Natale, che intraviste da lontano,
sembrano alberi di Natale d’altri tempi, create dall’artista per
navigare nel mare della fantasia, per evocare emozioni semplici con materiali
altrettanto semplici. Al centro della via, appesa ad un alto traliccio brilla
di notte anche una gigantesca rosa dei venti, una stella ad otto punte costruita
assemblando otto vele multicolori.
Via Lagrange
Enrica Borghi è nata nel 1966 a Premosello Chiovenda (Novara).
Nei suoi primi lavori ironizza sullo stereotipo consumista della bellezza femminile,
utilizzando materiali come bigodini, unghie finte, piume, bottoni per costruire
ironiche sculture neo-kitsch. Nella sua produzione più recente utilizza
scarti di plastica, soprattutto bottiglie, per assemblare installazioni concettualmente
e ideologicamente ecologiste: anche i più banali avanzi della nostra
società del benessere possono così diventare elementi costitutivi
di un’opera d’arte, esteticamente bella e seducente.
Hanno l’aspetto di gigantesche palle di neve e, di notte, sembrano
sfavillanti cristalli di ghiaccio. Osservando con attenzione ci si accorge che
le candide sfere sono in realtà costituite da tante bottiglie di plastica,
tagliate a metà, con il collo infilato in una palla di polistirolo e il
corpo sfrangiato a caldo con le forbici in modo da formare una rosa di petali
trasparenti. Dentro a ognuna di queste corolle è inserita una lampadina,
così, uno accostato all’altro, i fiori artificiali diventano cristalli
luminescenti di un gigantesco fiocco di neve.
Piazza Palazzo di Città
Daniel Buren è nato nel 1938 nei pressi di Parigi, a Boulogne-Billancourt.
Oggi, lui dice che ”Vive dove lavora”.
Tra i fondatori del gruppo artistico francese BMPT (Buren, Mosset, Parmentier,
Toroni), ha realizzato una ricerca di carattere minimalista e concettuale attraverso
la ripetizione seriale di bande alternate, bianche e colorate, di larghezza costante,
confrontandosi con supporti e contesti diversi. Dalle prime sperimentazioni su
stoffa, è passato agli interventi abusivi sui tabelloni per affissioni
nelle vie di Parigi e nelle stazioni della metropolitana, fino alle installazioni
in situ nelle gallerie e nei musei, in cui la pittura si estende su
pannelli lignei e pareti suggerendo una nuova percezione dello spazio.
Una fitta rete di cavi d’acciaio ai quali sono appesi tanti cubetti rossi
e banchi, o blu e bianchi, di notte, accesa, ci appare come un tappeto
volante, sospeso a mezz’aria.
Piazza San Carlo
Nicola De Maria è nato a Foglianise (BN) nel 1954, vive e lavora
a Torino.
Dalla metà degli anni Settanta inventa un originale linguaggio pittorico
lirico. La sua pittura invade di vivo ed intenso colore gli spazi ridefinendoli
nella direzione dell’incanto e della leggenda. “Dal cielo le piazze
di Torino sono meravigliose, di notte sono i diademi della città in cui
vivo (…). Non ci si rende mai conto di quanto si voglia bene a un luogo,
non si capisce mai abbastanza quanto esso sia ricco: riflettendo sull’opera
di luce ho capito il mio amore per Torino. Io vedevo le cornucopie della piazza
diventare fiori magici del cielo, lasciati sulla terra per consolare e rallegrare
le donne e gli uomini che vivono in questa città. E immaginavo questi
fiori, attraversati dal movimento della luce, diventare il nido cosmico di
tutte le anime che vivono nell’universo e nel nostro cuore. Questi
fiori magici sono le stelle della città.” (Nicola De Maria)
Quest’anno l’opera viene collocata in Piazza San Carlo, la più bella
piazza seicentesca di Torino. L’opera di grande impatto scenografico,
interesserà le 8 cornucopie e i lampioni della stessa.
Corso Lecce / Corso Regina Margherita
Richi Ferrero è nato a Torino nel 1951, dove vive e lavora.
Artista nel senso più ampio del termine, ha sempre rivolto la sua ricerca
ad un’idea di arte “totale”, che coinvolge musica, teatro e
multimedialità.
Collocata su una grande aiuola spartitraffico, l’enorme gru ha appeso
al proprio gancio una piramide a base triangolare con il vertice rivolto verso
il basso. Il solido a tre facce, sollecitato dalla luce collocata al suo interno,
al calar della sera s’illumina cambiando colore a seconda delle indicazioni
ricevute da un barometro posto sulla gru. “In questo modo il grande pendolo,
quasi magicamente, comunicherà alla città, la sera prima, come
sarà il tempo all’indomani. La colorazione rossa del solido anticiperà una
giornata di bel tempo, mentre in caso di mal tempo si colorerà di blu/azzurro.
Una colorazione melange ci comunicherà il tempo incerto. Resta intatta
la definizione Lucedotto intesa, nel gioco di parole, come “luce
dotta”, intelligente nella sua capacità di prevedere e comunicare
il tempo meteorologico”. (Richi Ferrero)
Piazza Vittorio (isola tra via della Rocca e via Bonafous)
Jeppe Hein nato a Copenhagen in Danimarca nel 1974, vive e lavora a Berlino.
I suoi lavori sospendono le leggi di causa ed effetto e creano situazioni in
cui gli oggetti sembrano prendere vita e reagire alla presenza dei passanti.
Le panche che si illuminano diventano parte integrante di un sistema modulare
scultoreo e architettonico attraverso il quale Hein articola un dialogo con
il pubblico.
Le sue opere esistono e si attivano solo in relazione allo spettatore, suscitando
contemporaneamente un rapporto di gioco e di disturbo, di dialogo e di fastidio.
L’intervento dell’artista sviluppa quindi dei segni scultorei in
grado di mettere in discussione la normale percezione del luogo.
Illuminate Benches instaura un rapporto diretto con le strutture preesistenti
e trasforma i movimenti del pubblico creando uno spazio per attivare delle
nuove interazioni sociali.
Monte dei Cappuccini
Rebecca Horn è nata nel 1944 a Michelstadt in Germania, vive e lavora
tra Berlino, New York e Parigi.
Dalla fine degli anni Sessanta Rebecca Horn si è impegnata in una forma
d’arte che travalica i limiti definiti dagli specifici linguaggi tradizionali
e che tende ad un coinvolgimento diretto dell’artista e dello spettatore
nell’atto creativo. Le sue performance, sculture, installazioni hanno come
tema centrale la riflessione sul corpo in tutti i suoi aspetti. Dagli anni ’80
ricorre a macchine e congegni meccanici che, con il loro movimento, portano in
vita oggetti inanimati.
Nella notte la Chiesa di Santa Maria al Monte dei Cappuccini si staglia sulla
cima del colle che sovrasta il Po, proprio di fronte ai Murazzi, come fosse
sospesa a mezz’aria. Illuminata da potenti fari blu, la chiesa perde
il consueto aspetto di edificio conventuale e si trasforma in una presenza
surreale, quasi un’astronave in volo. Tutt’intorno alla chiesa
del Monte dei Cappuccini, sono collocati dei tubi al neon, cerchi di luce che
da lontano, complici le nuvole basse e le nebbie che d’inverno salgono
dal Po, diventano piccoli spiriti blu.
Murazzi del Po
Joseph Kosuth e' nato a Toledo, Ohio, nel 1945.
E’ uno degli esponenti più rappresentativi dell’Arte Concettuale.
La sua ricerca, sin dalla prima metà degli anni Sessanta, si è indirizzata
al confronto fra arte visiva e filosofia del linguaggio. La opere di Kosuth,
intenzionalmente distanti da tutto ciò che ha a che fare con emozionalità o
intenti autobiografici, indagano sulla natura delle proposizioni artistiche (immagini,
segni iconici o verbali, oggetti) analizzandole sotto il profilo linguistico.
L’artista ha scelto per la sua installazione due scritte al neon che
riproducono frasi di Italo Calvino e di Friedrich Nietzsche, tratte rispettivamente
da “Le città invisibili” e “Così parlò Zarathustra”.
Nelle frasi, i due scrittori, che amarono Torino e che s’identificarono
con la città, fanno considerazioni filosofiche attraverso metafore sul
ponte.
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (via Modane)
Qingyun Ma è nato nel 1965 nella regione dello Xi’an in Cina.
Nel 1999 ha fondato MADA s.p.a.m., uno studio di giovani designer e architetti
provenienti da tutto il mondo, con base a Shangai.
Qingyun Ma ha realizzato Neongraphy, un’installazione collocata
sul portone d’ingresso della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. E’ una
grande insegna al neon giocata sul rosso, il blu e il verde, i colori primari
del digitale. Di giorno, quando i neon sono spenti, sono visibili le sagome
degli ideogrammi che significano ming, cioè luce. Col buio,
si accendono i caratteri che rappresentano gli ideogrammi cinesi delle parole
Cina, Giappone e Corea. Qingyun Ma ha lavorato sul design dei diversi ideogrammi
interpolandoli, fino a far raggiungere un insieme armonioso di forme di colori.
Via Garibaldi
Luigi Mainolfi è nato a Rotondi, in provincia di Avellino, nel 1948;
vive e lavora a Torino.
Impostosi nel panorama artistico torinese all’inizio degli anni ’70,
Mainolfi, è tra i più significativi rappresentanti della scultura
contemporanea post-concettuale. Fin dagli esordi ha realizzato sculture in materiali
naturali (terracotta, gesso, legno, pietra lavica) e fusioni in bronzo in cui
la cultura popolare e le tradizioni della Campania, da cui proviene, si dilatano
a rappresentare i sedimenti arcaici della cultura contemporanea.
“Luì era matto e questa storia racconta come Luì il Matto
riuscì a ritrovare i Bambini perduti nel Bosco Silenzioso.” Con
questa frase inizia la fiaba scritta dal novelliere Guido Quarzo e che
viene scandita lettera per lettera, in una serie di scritte colorate che si
dipanano lungo tutta la via.
Mole Antonelliana
Mario Merz (Milano 1925 – Torino 2003), si dedica alla pittura da
autodidatta dopo aver abbandonato gli studi. Esordisce nel 1953 con un lavoro
di segno espressionista per evolvere poi verso un trattamento informale del
dipinto. Dal 1967 partecipa all’attività del gruppo di artisti
definito Arte Povera. Il suo lavoro si rivolge alla sperimentazione con materiali
non artistici, spesso naturali, e con oggetti comuni attraversati da sbarre
di luce al neon, con cui allestisce installazioni che coinvolgono spesso
l’ambiente.
Sulla Mole Antonelliana, di notte, si vede da lontano una lunga sequenza di numeri
(1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89…) la cosiddetta serie di Fibonacci,
dal nome del suo ideatore, un matematico pisano vissuto tra il 1170 e il 1250.
L’artista utilizza quella progressione numerica, in cui ogni cifra è la
somma delle due precedenti, per costruire installazioni concettuali che alludono
agli esplosivi, apparentemente caotici, processi organici di crescita esistenti
in natura.
Giardini Reali (Viale dei Partigiani)
Mario Molinari (Coazze 1930 – Torino 2000). Il materiale inizialmente
a lui più congeniale fu il rame, cui a partire dagli anni Settanta
si aggiunsero l’alluminio, il legno e i materiali plastici, segnando
una svolta in senso ironicamente tecnologico, in seguito alla quale le superfici
si fecero polite e vivacemente colorate. Dagli anni Ottanta si dedicò soprattutto
a far sì che l’arte fosse fruibile da tutti, portando la scultura
in spazi pubblici in mezzo alla gente. Nel suo percorso sia artistico che
privato il colore è stato l’elemento prioritario della sua filosofia
di vita.
Gigantesche sculture astratte, realizzate in polistirolo espanso, verniciate
a vivaci colori e illuminate da potenti fari, sembrano voler irrompere nel
buio della notte. Massicce d’aspetto, ma in realtà leggere, sono
composte da cilindri, parallelepipedi e altre figure solide.
Piazzetta Mollino
Luigi Nervo (Torino 1930 – 2006). L’artista ha sempre prediletto
il legno con cui ha realizzato sculture dai tratti primitivizzanti. Raccontò Nervo: “Vento
Solare sono particelle elementari emesse dal Sole che investono la terra,
un concetto scientifico scaturito dalla mente di un astronomo e giunta a
me, via via più sfumato, attraverso una larga serie di intermediari.
Mi innamorai del nome, poco badando al concetto (…). Come farebbe
un qualunque cabalista di provincia, compongono i ritagli di luce e di cielo
che ho fra le mani (…). Luce che evoca icone altrimenti non percepibili,
opposte al suono rauco di Tenebre e Abisso; tanto ora chiedo a un Vento Solare
che porta luce: ancora Luce”.
“Cantare, anche quando hai per note le luci di una piazza, è pratica
che addolcisce: il “m’a dolça lo cor” con cui Bernart
de Ventadorn, nove secoli fa, riassumeva la sua Provenza. Così immagino
sia stato anche per quei musici del Titanic che continuarono a suonare mentre
l’acqua già ricopriva i ponti, a inconsapevole metafora di come
sarebbe stato fare arte nel grigio futuro che stava arrivando.”
Palazzina FIAT (Corso Agnelli)
Mimmo Paladino è nato nel 1948 a Paduli, nei pressi di Benevento,
dove vive e lavora.
Frammenti di luce, tratti luminosi, disegnano una struttura geometrica rigorosa
e precisa, rivolta verso la città. Il lavoro dell’uomo prende vita,
restituito e proiettato in una prospettiva di luce bianca, ed emerge come grande
fondale alla fine di un lungo viale. Di notte la fabbrica si ferma, si spegne,
una pioggia di luce la riaccende e nel buio si concede come riferimento ai movimenti
della città.
Ragione e immaginazione sono le due anime dell’opera. “Come se
la FIAT – dice il maestro Paladino – racchiudesse in sé l’idea
della proporzione e della tecnologia, ma al contempo anche elementi di fantasia
e creatività. Forma e contenuto, design e tecnologia sono in fondo le
due anime dell’automobile”.
via Po
Nato a Genova nel 1940, vive e lavora tra Torino e Parigi.
Artista di fama internazionale, ha legato la sua iniziale celebrità all'aver
fatto parte del nucleo costitutivo dell'Arte Povera. Da quest'ambito Paolini
si è distinto ben presto per il carattere eminentemente concettuale dei
suoi lavori. La sua produzione artistica è una colta analisi di processi,
codici e convenzioni legati al rapporto tra arte, artista e spettatore.
Palomar sono decine di cerchi di luce che si accostano e si intrecciano
assumendo l'aspetto di tanti pianeti, attorno ai quali orbitano vari satelliti.
In questo sfavillante firmamento cammina a mezz'aria un funambolo, fulcro concettuale
di tutta l'installazione, progettata come metafora dell'uomo in bilico tra
la conoscenza e l'ignoto.
Porta Palazzo - Antica Tettoia dell'Orologio
Michelangelo Pistoletto è nato a Biella nel 1933.
Tra i più significativi rappresentanti dell’Arte Povera, dopo i
primi dipinti su fondo neutro ha utilizzato superfici specchianti e plexiglas
con l’effetto di coinvolgere lo spettatore in situazioni enigmatiche e
stranianti; in seguito ha creato opere e installazioni con oggetti quotidiani
e stracci. Nel 1994 ha creato il Progetto Arte, che viene attuato all’interno
della Fondazione Pistoletto di Cittadellarte a Biella. Quest’opera, dal
dichiarato contenuto sociale, è parte del progetto Love Difference – Movimento
Artistico per una Politica InterMediterranea che Pistoletto realizza con Cittadellarte.
Il concetto di fondo di questo progetto è portare amore là dove
si producono le tensioni dovute alle diversità.
Le parole Amare le differenze sono ripetute in 39 lingue diverse che
rispecchiano la pluralità delle componenti sociali presenti nella città.
Porta Palazzo, contesto urbano in cui maggiormente si concentrano e si incontrano
le diverse etnie, religioni e culture, rappresenta il luogo più idoneo
per rendere efficace il messaggio di quest’opera.
Via Nizza
Pittore e sculture, nato a Giaveno (TO) nel 1958, legato alla sensibilità postmoderna,
ha esordito confrontandosi con la rappresentazione caravaggesca del mito
di Narciso, il cui volto, riflesso e appoggiato sulla tela coperta di catrame,
o installato nello spazio espositivo, costituisce l'unico elemento figurativo
di un lavoro che rovescia il tradizionale rapporto “supporto-pittura” per
seguire l'estensione della materia e la sua forma.
Noi è una luminaria antropomorfa, tante coppie di giganteschi
esseri umani. Sono un uomo e una donna con i piedi puntati verso i margini
della strada e le teste una contro l'altra a suggerire una simbolica unione
affettiva e mentale. Una fuga di archi, una lunga galleria sospesa a “proteggere”i
passanti, tutti Noi.
Laghetto di Italia '61 (Corso Unità d'Italia)
Gilberto Zorio è nato ad Adorno Micca (VC) nel 1944, vive e lavora
a Torino.
Le sue opere sono campi inesauribili di energia fisica e mentale. Tra i protagonisti
del gruppo torinese dell’Arte Povera, Zorio ha inizialmente indirizzato
la propria ricerca in direzione di una processualità che rende continuamente
mutevole ciascuna opera, predisponendo reazioni chimiche o fisiche. Tipiche di
Zorio sono infatti le installazioni – stelle, canoe, alambicchi, giavellotti,
crogioli – costituite da metalli, acidi, solfato di rame, cloruro di sodio,
metafore concettuali dei processi chimico-alchemici insiti nella realtà.
Una grande stella a cinque punte è collocata al centro del Laghetto
di Italia ’61. Ogni punta della stella è una pala specchiante
che ruota lentamente nella corrente e solleva spruzzi scintillanti nella notte,
colpiti dalla luce di due potenti fotocellule. L’opera assume così l’aspetto
di un gigantesco mulino ad acqua.
Aiuola Secondo Pia (Porta Palatina)
A cura di Galleria Dieffe - via Porta Palatina 9
Newton Twins è una scultura composta da due mele giganti sovrapposte ed illuminate, di 9 metri di altezza per quattro e mezzo di diametro, in polietere ed elio. L’opera vuole comunicare con la città ed è stata ideata proprio per uscire dagli spazi circoscritti di una istituzione per dialogare con il paesaggio metropolitano circostante.
Cortile del Maglio
Con la collaborazione di Space Cannon VH S.p.A.
Franco Gervasio, nato a Torino, è artista visivo e regista.
Nel giugno 2008 è stata allestita ad Istanbul la mostra “Lights
in Landscape” di dipinti, fotografie e luci. La luce e la musica sono infatti
componenti essenziali del suo lavoro.
Come regista ha lavorato per il Teatro Stabile di Torino, Biennale di Venezia,
Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Verdi di Trieste, Teatro Stabile di Bologna,
Théâtre National de Chaillot, Festival d’Automne, Centre Pompidou,
Tokyo NHK, Yokohama Theater, Copenhagen Festival, Istanbul Modern.
Il futuro ha buona memoria è un’opera realizzata nel
Cortile del Maglio che prende il nome dall’antico strumento, reperto
di un passato di lavoro, collocato al centro del Cortile.
L’installazione è costituita da un proiettore e da due superfici
riflettenti “Specchiopiuma” (marchio registrato), agganciati a
diverse altezze ai tiranti della copertura.
Si ringrazia per il sostegno a Luci d'Artista
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